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IBC - Istituto per i Beni Artistici, Culturali e Naturali della Regione Emilia-Romagna

IBC - Gli archivi in Emilia-Romagna


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Archivio della Congregazione di carità di Cotignola e delle opere pie amministrate 1808 - 1937
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con antecedenti dal 1637 e seguiti fino al 1950
fondo
fascicoli 1051, registri 175, mazzi 35, volumi 2

Il fondo raccoglie la documentazione prodotta dalla Congregazione della carità di Cotignola dal 1808 al 1859 e dalla Congregazione di carità di Cotignola dal 1859 al 1937, con antecedenti dal 1637 e seguiti fino al 1950, relativa all'amministrazione e gestione delle opere pie della città e del territorio di Cotignola. Il fondo conserva statuti e regolamenti, inventari, corrispondenza e carteggio amministrativo, protocolli della corrispondenza, testamenti, atti in genere (come compravendite, atti di censo, capitolati d'affitto, capitolati d'asta), registri delle deliberazioni, bilanci preventivi, conti consuntivi, recapiti di cassa, registri dei mandati, libri mastri.
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Nella città e territorio di Cotignola furono attive numerose opere pie, fondate dal XV al XIX secolo: opere pie Baldini, Baruzzi, Cortesi e Marangoni, Cointeressati Zannoni, Galvanelli, Minguzzi, Monte di pietà, Orfanotrofio femminile, Orfanotrofio maschile, Testi (Ospedale, o anche opera pia Infermi; Carcerati e doti; Studi), Tarlazzi (Ospizio incurabili, o anche opera pia Tarlazzi o opera pia Invalidi; Studi), Zarabbini. Le opere pie Biondi, Graziani, Spada e Asilo infantile "C.M. Spada", di cui si trova documentazione all'interno dell'archivio della Congregazione di carità in seguito ai tentativi di concentrazione messi in atto dalla Congregazione stessa, agivano in autonomia dalla congregazione stessa e non vi furono concentrate.
A partire dal 1° marzo 1808 le opere pie cotignolesi fondate prima di questa data furono concentrate sotto l'amministrazione della Congregazione della carità d'istituzione napoleonica (21 dicembre 1807). Tale congregazione continuò a funzionare anche in seguito alla Restaurazione (1815), diversamente da quanto successe in altre città dove le congregazioni d'istituzione napoleonica furono abolite dopo il 1815, fino a essere modificata dalla legislazione del Governo provvisorio delle Romagne (1859) e del Regno sabaudo (1859-1860). In seguito a queste trasformazioni la Congregazione raccolse sotto di sè anche tutte le opere pie fondate a Cotignola e suo territorio dopo il 1808, e che erano rimaste autonome fino al 1860. La Congregazione di carità fu normata con la legge dello Stato italiano del 1862, a seguito della quale concentrò sotto di sè le opere pie con i regi decreti del 19 luglio 1863 e del 6 aprile 1865.
Il fondo raccoglie anche i subfondi di due congregazioni attive a Cotignola antecedentemente al 1860, poi soppresse al momento del passaggio di tutte le opere pie sotto la Congregazione di carità normata nel 1859-1860: il subfondo della Congregazione leopoldina, amministratrice delle opere pie Testi (ospedale, carcerati e doti, studi) fino al 1809 e poi dal 1822 al 1860, che raccoglie carteggio amministrativo e protocolli della corrispondenza (1822-1860); e il subfondo della Congregazione fabiana, amministratrice delle opere pie Tarlazzi (ospizio e studi) dal 1849 al 1860, che raccoglie carteggio amministrativo e un elenco della corrispondenza (1849-1860, con antecedenti dal 1845).

criteri di ordinamento
L'archivio è strutturato nelle serie: Statuti e regolamenti, Inventari, Repertorio legale, Registri di repertorio degli atti, Testamenti, Concentramento e trasformazione delle opere pie, Verbali delle delliberazioni, Verbali delle deliberazioni soggette a visto, Indici dei verbali delle deliberazioni soggette a visto, Protocolli della corrispondenza, Copie dei protocolli della corrispondenza, Carteggio, Bilanci preventivi, Conti finanziari delle entrate e delle spese, Conti consuntivi, Decreti d'approvazione dell'autorità provinciale dei conti finanziari e consuntivi, Libri mastri, Registri dei mandati, Ruoli delle riscossioni, Recapiti di cassa, Movimento ammalati.
In fase di riordino è stato mantenuto quasi totalmente l'attuale condizionamento dell'archivio, sia perché restituisce la struttura in serie che può considerarsi dovuta per la maggior parte a una sedimentazione originale, sia perché così l'archivio è stato descritto negli strumenti di corredo precedentemente compilati (elenchi di consistenza del 1988 ed elenco di ricognizione del 1996).
Gli unici interventi di riordino sono stati effettuati sulle serie "Repertorio legale ", "Testamenti" e "Inventari"; tali interventi non hanno stravolto la struttura dell'archivio, non volendo precludere la possibilità di un confronto con i precedenti strumenti di corredo, e sono stati chiariti più approfonditamente nelle schede introduttive delle rispettive serie. Ugualmente, le modalità descrittive adottate per ogni serie sono state chiarite nelle schede di serie e sottoserie.
La documentazione appare condizionata in registri, buste e mazzi, per la maggior parte numerati in base a una numerazione unica per l'intero fondo, dal n. 1 al n. 296, attribuita presumibilmente durante l'intervento di riordino effettuato nel secondo dopoguerra; alcuni pezzi riportano anche una seconda numerazione, che riparte dal n. 1 per ogni serie, attribuita da Sanzio Zaparoli nel 1988. Come numerazione dei pezzi dell'archivio è stata prediletta quella più antica. Nei casi di numerazione lacunosa, perché il cartellino è andato disperso o perché un pezzo era stato aggiunto successivamente, questa numerazione è stata integrata. In casi di serie non numerate si è proceduto ad attribuire una nuova numerazione che ripartisse dal numero uno per ogni serie. La numerazione dei pezzi è stata riportata nel campo "segnatura attuale".
Sono stati reperiti a scaffale anche due fascicoli di documentazione relativi rispettivamente all'opera pia Tarlazzi e all'ospedale Testi, che Sanzio Zaparoli aveva estrapolato dall'archivio e raccolto a parte come documetazione d'interesse: i documenti sono stati reinseriti nelle serie di appartenenza basandosi sulla segnatura archivistica riportata sui pezzi dallo stesso Zaparoli.
Nel fondo è raccolta anche la documentazione prodotta da due congregazioni attive a Cotignola contemporaneamente alla Congregazione della carità: la Leopoldina, amministratrice delle opere pie Testi (ospedale, carcerati e doti, studi), attiva fino al 1809 e dal 1822 al 1859, e la Fabiana, amminstratrice delle opere pie Tarlazzi (ospizio e studi), attiva dal 1849 al 1859. La documentazione prodotta da queste congregazioni (corrispondenza e protocolli della corrispondenza) appare attualmente inserita nell'archivio della Congregazione di carità, raccolta in buste fisicamente separate ma con una numerazione continua con le buste della Congregazione stessa, risultando quindi condizionata in modo omogeneo con il resto delle carte. Durante l'inventariazione dell'archivio si è deciso di prediligere la provenienza di questa documentazione, ossia dei soggetti produttori diversi dalla Congregazione che l'hanno accumulata, descrivendola in due subfondi denominati "Congregazione leopoldina" e "Congregazione fabiana". Tale descrizione è stata effettuata solo "sulla carta", lasciando inalterato l'ordinamento fisico della documentazione, per non spezzare l'unità dell'archivio e per rispettare la storicizzazione della sedimentazione già descritta nei precedenti strumenti di corredo.

storia archivistica
La prima notizia della sedimentazione di un archivio della Congregazione di carità di Cotignola si ha nel 1808, quando, a seguito dell'istituzione della Congregazione della carità con decreto reale e imperiale del 21 dicembre 1807 e l'inizio della sua attività dal 1° marzo 1808, fu introdotto un metodo di archiviazione della corrispondenza basato su un sistema di titolario e protocollo (cfr. Carteggio, Carteggio amministrativo. Titolario "tabella A", 1808, "fasc. 2", b. 2). Contemporaneamente fu riordinata la documentazione prodotta antecedentemente al 1808 dalle opere pie che la congregazione aveva concentrato. La forte volontà dei membri della Congregazione della carità di sedimentare e produrre un archivio unico delle opere pie è testimoniata dalle annotazioni presenti sui fascicoli della corrispondenza dal 1714 al 1808, che descrivono il metodo di archiviazione adottato (cfr. Carteggio, Corrispondenza 1714-1808, bb. 1-2).
Questa volontà di unificazione fu delusa nel 1822, quando gli eredi di Leopoldo Testi, fondatore delle opere pie Testi (ospedale, carcerati e doti, studi), ottennero dal vescovo di Faenza, che dopo la Restaurazione (1815) aveva assunto il controllo sulla Congregazione di Cotignola, di poter ricostituire la Congregazione leopoldina. La Leopoldina era già stata attiva dal 1749 al 1809, come da volontà testamentaria del fondatore, poi soppressa quando anche le opere pie Testi furono concentrate nella Congregazione della carità. Gli eredi Testi non si rassegnarono e nel 1822 ricostituirono la congregazione, ottenendo anche la riconsegna della documentazione relativa all'ospedale e alle altre opere pie Testi prodotta fino a quella data: nell'archivio si conserva il verbale di consegna di queste carte (cfr. Carteggio, Corrispondenza 1714-1808, 1808, b. 2).
Nel 1860 la Congregazione di carità, normata dal Governo provvisorio delle Romagne (decreti del 25 luglio e del 19 agosto 1859) e dal Regno di Sardegna (legge del 20 novembre 1859 e regolamento del 18 agosto 1860), continuò l'operato della precedente congregazione nell'amministrazione e gestione delle opere pie di Cotignola, iniziando a concentrare sotto di sè anche quelle opere pie che avevano agito fino ad allora in amministrazione autonoma, in particolare le opere pie Testi (ospedale, carcerati e doti, studi), riottenute dalla soppressa Congregazione leopoldina, le opere pie Tarlazzi (ospizio e studi), ottenute dalla soppressa Congregazione fabiana, e le opere pie Minguzzi e Baruzzi. In questi anni la Congregazione stilò una "Relazione circostanziata sulle origini e sull'oggetto dell'istituzione di ciascuna opera pia amministrata dalla Congregazione di carità di Cotignola, e sul modo col quale vi si provvede, e sulla presente sua condizione" [1860-1862] (cfr. Statuti e regolamenti, fasc. Congregazione di carità, b. 203). Per scriverla fu probabilmente necessario cercare nell'archivio le carte per documentarla, come testamenti, corrispondenza, atti d'affitto, compravendite, documenti contabili. Questi documenti erano probabilmente raccolti insieme alla corrispondenza, come dimostrato dalla numerazione di protocollo e dalla classifica presenti su alcuni di essi. Parte della documentazione consultata non fu più reinserita nelle buste in cui era contenuta, ma sedimentata in serie separate, che furono poi incrementate nei decenni successivi, così da agevolarne il reperimento e la consultazione (cfr. serie Repertorio legale, Testamenti, Statuti e regolamenti). In seguito alla legge di riforma delle congregazioni di carità e dell'amministrazione delle opere pie del 1890 (legge del 17 luglio, n. 6972), fu necessario riscrivere regolamenti e statuti, tramite la consultazione e lo studio della doucmentazione più antica: fu certamente effettuato un lavoro di spolio delle carte dell'archivio che determinò un incremento della serie suddette, in particolare della serie Statuti e regolamenti, e un riordino della serie dei Testamenti, che furono fascicolati per opera pia e condizionati in camicie azzurre.
Nel 1862 la Congregazione di carità istituita dallo Stato italiano (legge del 3 agosto 1862, n. 753) concentrò sotto di sè le opere pie cotignolesi con i regi decreti del 19 luglio 1863 e del 6 aprile 1865. La congregazione aveva l'obbligo di tenuta della documentazione relativa all'amministrazione delle opere pie e iniziarono a sedimentarsi le serie dei bilanci preventivi, conti consuntivi, recapiti di cassa (reversali e mandati), libri mastri, registri delle delibere, e altre. La formazione delle serie della documentazione contabile comportò che tali documenti non fossero più conservati nel carteggio amministrativo, per cui i fascicoli di carteggio corrispondenti alla materia della contabilità dal 1862 sono come "svuotati" rispetto a quelli degli anni precedenti. La concentrazione delle opere pie Testi (ospedale, carcerati e doti, studi) e Tarlazzi (ospizio e studi), avvenuta fra il 1860 e il 1865, determinò anche l'incameramento degli archivi delle congregazioni Leopoldina e Fabiana, che oggi appaiono raccolti in buste e fascicoli fisicamente separati dal resto della documentazione, ma inseriti in ordine cronologico fra le buste e i fascicoli dell'archivio della Congregazione di carità.
Successivamente tutti i pezzi dell'archivio con documentazione fino al 1937-1940 (carteggio amministrativo, repertorio legale, bilanci preventivi, conti consuntivi, recapiti di cassa, conti finanziari delle entrate e delle spese) furono condizionati in modo omogeneo, indipendentemente dalla loro provenienza, ossia dal soggetto produttore della documentazione (Congregazione di carità, Congregazione leopoldina, Congregazione fabiana). Tale ordinamento, evidente nelle annotazioni del contenuto e degli estremi cronologici presenti sul dorso delle buste, s'ipotizza sia stato eseguito nel secondo dopoguerra, dopo il passaggio di funzioni dalla soppressa Congregazione di carità all'Ente comunale di assistenza (E.C.A.) nel 1937 e al successivo decentramento di alcune opere pie in amministrazione autonoma nelle Opere pie raggruppate (OO.PP.RR.) nel 1939. La divisione amministrativa fra E.C.A. ed OO.PP.RR. non dovette riflettersi su una nuova separazione delle carte, su cui non è stato però possibile svolgere alcuna ricerca, date le gravi lacune della documentazione dell'archivio storico comunale e della Congregazione di carità e dell'E.C.A. Anzi, sembra trasparire una forte la volontà di dare un carattere di omogeneità all'archivio delle opere pie cotignolesi, che aveva attraversato numerose vicende di separazioni e riunioni sotto le varie amministrazioni fin dal 1808.
Come accennato sopra, la Seconda guerra mondiale causò numerosi e gravi danni agli archivi di Cotignola: all'archivio storico comunale fino al 1945 e anche all'archivio della Congregazione di carità, dell'E.C.A. e delle OO.PP.RR.. Evidenti lacune sono riscontrabili in varie serie dell'archivio, anche se con incidenza diversa, come nel Carteggio e nelle serie contabili. Il carteggio degli anni 1856-1898 (bb. 72-109) appare condizionato in buste diverse e più moderne rispetto al resto del carteggio, sul cui dorso sono riportate annotazioni in pennarello nero. La stessa grafia ha annotato il contenuto sul dorso di altre buste del carteggio e le intitolazioni sulle camicie dei fascicoli non originali in cui la documentazione è condizionata. Questo intervento, evidente anche su altra documentazione dell'archivio, fu attuato presumibilmente dopo la Seconda guerra mondiale per riordinare le carte che avevano subito i maggiori danni. Sembra possibile attribuire a questo momento, certamente dopo il condizionamento nelle buste più moderne, anche la numerazione di tutti i pezzi dell'archivio, apposta "a timbro" su un'etichetta incollata sul dorso, numerati a partire dal n. 1 e in modo sequenziale per tutte le serie. Non sono state reperite notizie su quando questo intervento sia stato effettivamente messo in atto, anche se può forse essere messo in relazione con gli interventi di riordino che interessarono l'archivio storico comunale dal 1947 e fino al 1964 (cfr. Biblioteca comunale di Cotignola, Archivio storico comunale di Cotignola, fascicolo che raccoglie il carteggio amministrativo relativo al riordino dell'archivio storico, conservato in archivio insieme all'inventario di G. Armuzzi), che sfociarono nella redazione dell'inventario a cura di Giuseppe Armuzzi solo nel 1980. Non è possibile escludere la possibilità che tale intervento sia stato dello stesso Armuzzi, che nel 1980 svolse il riordino e l'inventariazione dell'archivio storico comunale, forse intervenendo anche sul riordino della documentazione dell'ex Congregazione di carità ed ex E.C.A., così come previsto dalla delibera del Consiglio comunale che gli assegnò l'incarico nel 1980 (cfr. Comune di Cotignola, Archivio del Comune di Cotignola, Deliberazioni del consiglio comunale, 1980, delibera n. 44 del 12 febbraio 1980). Di certo l'intervento fu antecedente alla separazione delle carte relative all'ospedale Testi dal resto dell'archivio, che furono trasferite presso la sede dell'ospedale forse a fine anni Settanta, primissimi anni Ottanta del Novecento. L'archivio storico dell'ospedale risultava essere ancora presso il padiglione del soppresso ente ospedaliero nel 1986, quando il Comune di Cotignola iniziò le operazioni di riunioni dell'archivio in accordo con l'Unione sanitaria locale (U.S.L.) n. 36 di Lugo, amministratrice dell'ospedale dal 1978. A oggi non è stato possibile reperire notizie precise su quando fosse avvenuto il trasferimento delle carte dell'ospedale presso la sede ospedaliera, ma si possono avanzare solo delle ipotesi: nel 1972 quando l'ospedale divenne ente ospedaliero di diritto pubblico; o nel 1976 quando fu concentrato nel polo sanitario di Lugo; o nel 1978 quando l'amministrazione passò alla costituita U.S.L. n. 36 di Lugo e quando il Comune subentrò al disciolto Ente comunale di assistenza (E.C.A.) di Cotignola nella gestione delle istituzioni di assistenza e beneficenza; o nel 1980 dopo il possibile intervento di Armuzzi. Di certo, al momento del trasferimento le buste contenenti la documentazione dell'ospedale erano già numerate come appaiono oggi e come furono descritte nell'elenco di consistenza stilato nel 1988 da Sanzio Zaparoli. Un'ulteriore prova che la numerazione fosse stata attribuita quando l'archivio era ancora conservato in un'unica sede è data anche dalle parole della Soprintendenza archivistica per l'Emilia-Romagna, nella persona di Elisabetta Arioti, quando nel 1988 diede parere favorevole al Comune di Cotignola per la riunione degli archivi storici della città nel palazzo Sforza, dove si trovano oggi, in particolare sulla riunione degli archivi delle ex OO.PP.RR. e dell'ex ospedale Testi che facevano evidentemente parte "dello stesso nucleo archivistico, come dimostra la numerazione progressiva apposta sia sui cartoni attualmente conservati presso l'ospedale, che su quelli conservati presso le OO.PP." (cfr. Comune di Cotignola, Archivio storico comunale di Cotignola, Carteggio amministrativo, 1988, cat. I, cl. 2, fasc. 1).
Già nel 1980 il Comune di Cotignola iniziò a portare avanti un progetto di riordino, tutela e valorizzazione del suo patrimonio archivistico, anche su sollecitazione della Soprintendenza archivistica per l'Emilia-Romagna, che nel settembre del 1979 aveva fatto presente due necessità, la prima era "di procedere ad un archiviamento più funzionale dell'archivio storico [comunale] e alla redazione di un inventario che ne renda possibile la consultazione" e la seconda era che "per gli archivi storici del soppresso E.C.A. e delle OO.PP. RR. sia programmata una collocazione che preveda un coordinamento di tutti gli archivi storici cotignolesi". Infatti, il Comune aveva assorbito dal soppresso E.C.A. le funzioni di amministrazione delle opere pie del territorio (legge regionale dell'Emilia-Romagna del 17 febbraio 1978, n. 10) ed aveva proceduto alla liquidazioni di quasi tutte le opere pie di Cotignola, sia quelle definite "ex ECA" che quelle "ex OO.PP.RR." (cfr. Comune di Cotignola, Archivio comunale di Cotignola, Deliberazioni del consiglio comunale, delibere n. 294 del 9 ottobre 1980 e nn. 225-226 del 29 luglio 1981). Nel 1983 furono soppresse con decreto del presidente della Regione Emilia-Romagna le opere pie Baldini, Testi Carcerati e doti, Testi Studi e Orfanotrofio maschile e tutto il loro patrimonio passò al Comune di Cotignola , ovvero "beni, rapporti giuridici, carteggi e documenti" (cfr. Comune di Cotignola, Archivio comunale di Cotignola, Deliberazioni del consiglio comunale, delibere nn. 344-347 del 5 ottobre 1984 e n. 18 del 31 gennaio 1985). La suddetta nota della Soprintendenza archivistica del 1979 compare nella premessa della delibera del Consiglio comunale del 12 febbraio 1980, con la quale fu affidato l'incarico di riordino e inventariazione "dell'archivio comunale e del soppresso E.C.A." a Giuseppe Armuzzi (cfr. Comune di Cotignola, Archivio del Comune di Cotignola, Deliberazioni del consiglio comunale, 1980, delibera n. 44 del 12 febbraio 1980). A fine anno, Armuzzi consegnò il dattiloscritto dell'inventario, relativo al solo archivio storico comunale (cfr. Comune di Cotignola, Archivio del Comune di Cotignola, Carteggio amministrativo, 1980, cat. I, cl. 2, fasc. 1). Non si ha nessuna notizia o conferma che Armuzzi si fosse effettivamente occupato anche dell'archivio dell'ex E.C.A., come stabilito nella delibera. Il perseguimento della seconda indicazione data dalla Soprintendenza archivistica nel 1979 fu portato a termine alcuni anni dopo. Nel 1986 il Comune di Cotignola inoltrò una richiesta di parere alla Soprintendenza archivistica per l'Emilia-Romagna relativa al trasferimento in un'unica sede degli archivi storici del Comune (dal palazzo comunale), dell'ex ospedale, già o.p. Testi (dall'ex padiglione dell'ospedale), e delle OO.PP.RR. (dalla caserma dei vigili del fuoco) (cfr. Comune di Cotignola, Archivio del Comune di Cotignola, Carteggio amministrativo, 1986, cat. I, cl. 2, fasc. 1). L'8 gennaio 1988 il Comune di Cotignola fece presente alla Soprintendenza archivistica che l'U.S.L. di Lugo avrebbe voluto trasferire al comune di Cotignola anche l'archivio corrente fino al 1976, ma la Soprintendente espresse parere favorevole al solo trasferimento della documentazione storica amministrativa, lasciando presso l'U.S.L. tutta la documentazione storica sanitaria e l'archivio di deposito e corrente (cfr. Comune di Cotignola, Archivio del Comune di Cotignola, Carteggio amministrativo, 1988, cat. I, cl. 2, fasc. 1). Il Comune incaricò Sanzio Zaparoli di stilare l'inventario della documentazione dell'ospedale prima del trasferimento, e il lavoro fu terminato prima dell'11 luglio 1988 (cfr. Comune di Cotignola, Archivio del Comune di Cotignola, Carteggio amministrativo, 1988, cat. I, cl. 2, fasc. 1). Zaparoli produsse due elenchi di consistenza, dal momento che lavorò sulla documentazione ancora conservata nelle diverse sedi: uno intitolato "ospedale" l'altro "o.p. Tarlazzi". L'elenco denominato "Tarlazzi" comprendeva l'archivio della ex congregazione di carità, dell'ex E.C.A., delle ex OO.PP.RR. e opere pie minori (si veda il dattiloscritto dell'inventario di Zaparoli, conservato fra gli strumenti di corredo disponibili in archivio; il dattiloscritto era allegato a una lettera del Sindaco di Cotignola al Presidente dell'U.S.L. di Lugo del 2 dicembre 1988; cfr. Comune di Cotignola, Archivio del Comune di Cotignola, Carteggio amministrativo, 1988, cat. I, cl. 2, fasc. 1). L'opera pia Tarlazzi, l'unica ancora attiva nel 1988 aveva probabilmente conservato l'archivio della ex Congregazione di carità e delle opere pie presso di sè: infatti, anche se ufficialmente non erano state soppresse né l'Orfanotrofio femminile né l'Opera pia Zarabbini, entrambe non erano più attive, e nel 1989 l'Opera pia Zarabbini sarà unita con la Tarlazzi.
In base all'esame degli elenchi di consistenza di Zaparoli è possibile considerare che il carteggio amministrativo che fu consegnato all'ospedale nel [1972-1980] non comprendesse il carteggio dal 1860 al 1910, quello che oggi appare condizionato nelle buste più moderne e che, forse, rimase presso l'opera pia Tarlazzi. Furono consegnate all'U.S.L. di Lugo le buste di carteggio, e i pezzi delle altre serie dell'archivio, che contenevano sicuramente la sola documentazione relativa all'ospedale, in base alle annotazioni sul dorso dei pezzi. Non furono, invece, consegnate quelle buste di carteggio in cui la documentazione dell'ospedale era stata riordinata in epoca più recente ed era stata fascicolata rispettando il titolario di classificazione in vigore, per cui era stata inserita nel fascicolo corrispondente al proprio titolo del titolario non andando a costituire buste fisicamente separate, com'era invece per il carteggio che aveva mantenuto il condizionamento precedente.
L'intervento di Zaparoli non si limitò alla stesura degli elenchi di consistenza, ma egli intervenì anche con operazioni di riordino e condizionamento di parte della documentazione dell'archivio, come appare evidente dalla sua grafia presente su fascicoli, buste e mazzi (in particolare, nel condizionamento delle serie Statuti e regolamenti e Inventari; nell'intitolazione delle serie Registri di repertorio, Registri del movimento ammalati; condizionamento in genere). La serie Statuti e Regolamenti appare fortemente connotata dall'ordinamento dato da Zaparoli e non è possibile escludere che lui stesso l'abbia ulteriormente incrementata. La sua tendenza a mettere in evidenza documentazione ritenuta importante e significativa è testimoniata anche in due fascicoli, reperiti a scaffale, di documenti eterogenei relativi rispettivamente all'opera pia Tarlazzi e all'ospedale Testi, che Zaparoli aveva estrapolato dall'archivio e raccolto a parte, riportando sempre sul pezzo la segnatura archivistica.
Zaparoli attribuì anche una nuova numerazione ad alcuni pezzi dell'archivio, affiancata a quella già presente, che riparte dal n. 1 per ogni serie. Tale numerazione è riportata sui pezzi, scritta a pennarello nero su etichette incollate sul dorso, ed è indicata nei suoi elenchi di consistenza a fianco di quella precedente.
Il trasferimento degli archivi fu effettuato e completato il 24 novembre 1988 e il 2 dicembre il Sindaco di Cotignola inviava al Presidente dell'U.S.L. di Lugo il testo con l'elenco e la descrizione della documentazione storica appartenente all'ente e trasferita in palazzo Sforza (cfr. Comune di Cotignola, Archivio del Comune di Cotignola, Carteggio amministrativo, 1988, cat. I, cl. 2, fasc. 1).
Una ricognizione dell'archivio fu effettuata nel 1996, la quale produsse un elenco di consistenza che rilevava l'esistente.

modalità di acquisizione
Nel 1986 il Comune di Cotignola ottenne dalla Soprintendenza archivistica per l'Emilia-Romagna il parere favorevole per il trasferimento in un'unica sede degli archivi storici del Comune, dell'ex ospedale Testi e delle Opere pie raggruppate (OO.PP.RR.). La documentazione relativa all'ex ospedale di Cotignola fu ottenuta dall'Unità sanitaria locale (U.S.L.) 36 di Lugo, che aveva assorbito l'ospedale di Cotignola e, quindi, il suo archivio. Tale riunione fu effettivamente eseguita il 24 novembre 1988.

lingua della documentazione
italiano, latino.

strumenti di ricerca
Materiale cartaceo:
- Inventario (elenco di consistenza) di Sanzio Zaparoli del [1988-1989], in fogli sciolti, fotocopie di manoscritto, conservato insieme all'Archivio della Congregazione di carità;
- Comune di Cotignola, Archivio della Congregazione di carità e delle opere pie amministrate, Ricognizione del 1996, in fotocopia conservata insieme all'Archivio della Congregazione di carità.

Sitografia:
- http://archivio.camera.it/ (copie degli statuti della Congregazione di carità e di alcune opere pie di Cotignola stilati fra il 1864 e il 1890 si trovano nell'Archivio della Camera dei deputati);
- http://archivi.ibc.regione.emilia-romagna.it (portale dell'Istituto dei beni culturali dell'Emilia-Romagna "Ibc archivi").

esistenza di copie
Copie degli statuti stilati dal 1864 al 1890 della Congregazione di carità di Cotignola e delle opere pie orfanotrofio femminile, orfanotrofio maschile, Zarabbini, Ospedale Testi, Studi Testi, Carceratie doti Testi, Baldini, Galvanelli, Cortesi, Tarlazzi, Minguzzi, Baruzzi, Spada, Asilo infantile e Biondi (di Barbiano) sono conservati presso la Camera dei deputati del Parlamento italiano in Roma, Archivio storico della Camera dei deputati, Archivio della Commissione parlamentare d'inchiesta sulla miseria in Italia e sui mezzi per combatterla (1951-1954), Legislazione assistenziale (1769-1953), Provincia di Ravenna (1862-1890), Istituzioni di assistenza e beneficenza del Comune di Cotignola, 1864-1890, cc. 45.

bibliografia

Cotignola. Una comunità della Romagna estense attraverso le carte del suo archivio, a cura di Arioti Elisabetta, Faenza, Offset Ragazzini & C., 1993, P. 40
Mostra documentaria, Cotignola, Palazzo Sforza, 28 marzo - 14 aprile 1991.


codice interno: 227 - 001

informazioni redazionali
Inventario a cura di
Federica Cavina (Archimemo), 2012

realizzato per
Istituto per i beni artistici, culturali e naturali della Regione Emilia-Romagna
[L.R. 18/2000. Piano bibliotecario 2008. Intervento diretto]

Intervento redazionale
IBC - Soprintendenza per i beni librari e documentari della Regione Emilia-Romagna, 2012