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Carte Gozzadini e Da Schio 1808 - 2005
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con docc. dal sec. XIII
collezione, raccolta
fascicoli 1397, scatole 16, volumi 25, registri 6

Il fondo è costituito da carte afferenti a diversi esponenti della famiglia Gozzadini di Bologna e della famiglia Da Schio di Vicenza.
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Si tratta principalmente di materiali provenienti dagli archivi personali di Giovanni Gozzadini, di sua moglie Maria Teresa Serego Allighieri e della loro figlia Gozzadina, nonché di documentazione amministrativa e contabile spettante al cugino di quest'ultima, Alvise Francesco Orso Da Schio, divenuto proprietario nel 1905 del palazzo di città e della villa di Ronzano, a conclusione di una lunga vicenda processuale per l'eredità della contessa, morta nel 1899.
I subfondi Carte Giovanni Gozzadini e Carte Maria Teresa Serego Allighieri sono costituiti principalmente da corrispondenza e, nel caso di Giovanni, anche da scritti e materiali di studio e di lavoro, mentre il subfondo Gozzadina Gozzadini raccoglie i pochi fascicoli di lettere, documenti e fotografie pervenuti. È presente anche un piccolo subfondo costituito da carte di Anna Da Schio che la figlia, Maria Teresa, aveva raccolto e conservato come preziose memorie.
Il subfondo Alvise Francesco Orso Da Schio comprende, oltre alla documentazione pertinente all'amministrazione del palazzo e della tenuta di Ronzano già Gozzadini, altri due nuclei: il primo costituito dalle carte processuali riguardanti la causa intercorsa tra Alvise Francesco Orso e diversi in merito all'eredità di Gozzadina, il secondo dalle carte inerenti la vendita all'asta, nel 1906 e nel 1909, di oggetti d'arte che erano contenuti negli immobili dell'asse ereditario Gozzadini di cui era venuto in possesso. Sono inoltre presenti corrispondenza, manoscritti, stampati e fotografie prodotti e raccolti da Alvise Da Schio, nipote di Alvise Francesco Orso, in relazione a Ronzano in quanto villeggiatura dei Da Schio e luogo di interesse storico-artistico.
Il fondo archivistico acquisito dalla Biblioteca dell'Archiginnasio tra il 2010 e il 2015 è complementare, in generale per la parte relativa ai Gozzadini e in particolare per la corrispondenza di Giovanni, alla documentazione spettante al fondo speciale Gozzadini pervenuta alla Biblioteca nel 1902 per dono del 1889 da parte di Gozzadina al Comune di Bologna e nel 1908 per dono dell'Amministrazione Centrale degli Ospedali di Bologna.
Le carte relative ai Da Schio rappresentano un'ulteriore integrazione a quanto si è conservato dell'antica casata bolognese, in quanto comprendono antecedenti riguardanti il palazzo di città e la villa di Ronzano, nonché documentazione relativa alla dispersione sul mercato antiquario delle collezioni di dipinti e oggetti d'arte appartenute ai Gozzadini.

criteri di ordinamento
I nuclei di carte identificati al momento della ricognizione generale del fondo come spettanti a diversi soggetti produttori (Giovanni Gozzadini, Maria Teresa Serego Allighieri, Alvise Francesco Orso Da Schio, Alvise Da Schio) sono stati conservati come entità autonome e strutturati come subfondi. Le carte relative ad Anna Da Schio e a Gozzadina Gozzadini, quantitativamente meno consistenti e a carattere miscellaneo, sono state riunite a costituire altri due piccoli e distinti subfondi.
In generale, per quanto riguarda l'ordinamento interno dei subfondi, si è cercato per quanto possibile di rispettare e di evidenziare le tracce di ordinamenti originari individuate nel corso della ricognizione generale e analisi della documentazione; laddove la situazione originaria delle carte fosse stata alterata da interventi successivi o nel caso di materiali miscellanei, si è optato per un ordinamento in fascicoli per materia o tipologico (in particolare per i materiali iconografici).
Le vedute fotografiche di Ronzano e i ritratti fotografici dei Gozzadini sono stati collocati e ordinati all'interno del subfondo relativo a Gozzadina in quanto ultima discendente in linea diretta della famiglia Gozzadini e quindi anche ultima proprietaria delle immagini prima che queste, attraverso complesse vicende ereditarie e processuali, pervenissero ai cugini Da Schio. Si è scelto invece di attribuire ai subfondi relativi a Giovanni Gozzadini e a Maria Teresa Serego Allighieri le fotografie che avessero un legame diretto con l'attività di studioso di Giovanni, nel primo caso, o con le relazioni parentali e amicali di Maria Teresa, nel secondo.
Degli interventi di riordino particolari effettuati nei diversi subfondi si è dato conto nelle rispettive schede descrittive e in quelle spettanti alle singole serie all'interno di essi.

storia archivistica
Nel 1889 la contessa Gozzadina Gozzadini, allo scopo di onorare la memoria del padre Giovanni e di fare cosa che tornasse a decoro e a vantaggio della città, donò al Comune di Bologna l'archivio di famiglia, la biblioteca, gli oggetti di scavo e l'armeria (rogito Giulio Marchi del 22 dic.), con il vincolo che i materiali venissero collocati presso il Museo civico, in sale appositamente allestite e denominate "Museo e Biblioteca Gozzadini". Il Comune accettò l'importante donazione e diede disposizioni affinché fossero predisposti nel più breve tempo possibile i locali prescritti. L'anno successivo Gozzadina fece pubblicare a stampa l'inventario dell'archivio familiare (Umberto Dallari, L'archivio della famiglia Gozzadini riordinato per cura della contessa Gozzadini Zucchini, Bologna, Zanichelli, 1890). Nell'intento di valorizzare l'opera del padre, la contessa aveva inoltre progettato di pubblicarne l'epistolario, e aveva quindi consegnato materialmente la corrispondenza al conte Nerio Malvezzi, affinché egli potesse attendere alla selezione e trascrizione delle lettere da pubblicarsi. Il primo volume dell'epistolario fu stampato a Bologna nel 1898 da Nicola Zanichelli, con il titolo Lettere di storia e archeologia a Giovanni Gozzadini, e conteneva una scelta di lettere degli anni 1820-1864; il secondo volume avrebbe dovuto raccogliere le lettere dal 1865 al 1887, anno della morte di Giovanni.
Nello stesso anno della pubblicazione del primo volume, i parenti Da Schio si presentarono al Pubblico Ministero e denunciarono la contessa Gozzadina, che soffriva ormai da sei anni di gravi disturbi di salute, come inferma di mente e quindi incapace a provvedere ai propri interessi, richiedendo che si promuovesse contro di lei il giudizio d'interdizione. Con ricorso del 22 aprile 1898, il Procuratore del Re presso il Tribunale civile di Bologna, sulla base di informazioni fornite dall'Ufficio di Pubblica sicurezza locale e di attestazioni dei medici curanti, chiedeva l'interdizione per infermità di mente. La sentenza del Tribunale civile del 22-23 agosto 1898 respinse la richiesta. Il Pubblico Ministero interpose appello, ma invano, in quanto il processo si concluse il 25 novembre 1898 con la reiezione definitiva della domanda d'interdizione.
Il 9 dicembre 1898 Gozzadina redasse il proprio testamento in forma segreta e lo consegnò mediante rogito 16 dicembre al notaio Alessandro Guizzardi; nel documento ella dispose numerosi legati e nominò suo erede universale il Corpo Amministrativo Centrale degli Ospedali di Bologna. Con un secondo testamento, a rogito Guizzardi 26 febbraio 1899, Gozzadina confermò quello del 9 dicembre dell'anno precedente e, a scanso di ogni possibile equivoco, dichiarò che l'erede istituito era da identificarsi con l'Ospedale Maggiore di Bologna. Gozzadina morì pochi giorni dopo, il 3 marzo. Apertasi la successione in base ai due testamenti, ne risultò che la contessa aveva destinato ai suoi due più stretti collaboratori, il segretario personale Giovanni Belvederi e lo zio di questi, l'amministratore Alfonso Capuri, legati assai consistenti e di valore superiore a quelli indicati per i parenti Da Schio. La cosa ebbe clamorosa eco nell'opinione pubblica e sugli organi di stampa cittadini. Nella faccenda non fu coinvolto, se non collateralmente, il dono dell'archivio e della biblioteca fatto al Comune da Gozzadina nel 1889; il 29 aprile infatti l'assessore avv. Ettore Nadalini comunicò ufficialmente alla Giunta comunale che non facevano parte dell'asse ereditario della defunta contessa, ma spettavano in proprietà al Comune di Bologna i materiali da lei donati con rogito Marchi del 1889, e che per disposizione espressa nell'istrumento di donazione tali beni non dovevano essere consegnati al Comune finché questo non avesse provveduto all'allestimento degli occorrenti locali nel Museo civico. L'obbligo imposto di non dividere le collezioni, la difficoltà di reperire locali nel Museo e la necessità di mettere a disposizione degli studiosi i materiali librari e documentari in un ambiente idoneo alla consultazione, fecero sì che le raccolte e l'archivio restassero collocati nel palazzo Gozzadini di via S. Stefano n. 58 fino al 31 luglio 1902, quando iniziarono le operazioni di trasporto in tre locali nel frattempo ricavati al secondo piano della Biblioteca dell'Archiginnasio, all'epoca diretta da Luigi Frati; i lavori si conclusero il primo settembre dello stesso anno, sotto la supervisione del bibliotecario Vincenzo Mattarozzi e con l'intervento, per la suppellettile archeologica, di personale esperto del Museo civico. Questa la vicenda della porzione delle carte Gozzadini pervenute alla biblioteca comunale per via diretta, in virtù del dono di Gozzadina, e che andarono a costituire l'Archivio e la Raccolta Gozzadini (parti del complesso archivistico attualmente denominato 'fondo speciale Gozzadini').
Diversa e più complessa sorte ebbero le carte Gozzadini che non furono comprese nella donazione del 1889, e che sono pervenute alla Biblioteca dell'Archiginnasio più di un secolo dopo, tra il 2010 e il 2015, per acquisto dal conte Giulio Da Schio.
Dopo l'apertura della successione, il 6 ottobre 1899 Alvise Francesco Orso Da Schio, nella qualità di erede designato in un precedente testamento olografo della contessa, datato 24 dicembre 1889, citò davanti al Tribunale civile di Bologna l'Ospedale Maggiore e gli altri legatari, chiedendo che fosse dichiarata la nullità e inefficacia di tali disposizioni, e che fosse invece dichiarata aperta la successione in virtù del testamento olografo 24 dicembre 1889, con codicilli 30 aprile 1890 e 17-18 ottobre 1897, salva la inefficacia dei legati disposti a favore di Belvederi e Capuri, come indegni di succedere per la commessa captazione, in quanto avrebbero approfittato delle alterate condizioni mentali di Gozzadina per indurla a disporre a loro favore una larga parte del suo patrimonio. Il Belvederi con citazione del 30 ottobre 1899 convenne davanti allo stesso Tribunale di Bologna il Corpo Amministrativo degli Ospedali, il conte Da Schio e tutti i legatari chiedendo di dichiarare aperta la successione in conformità del testamento segreto del 9 dicembre 1898 e dell'altro pubblico del 24 febbraio 1899. Instauratesi queste due cause, ebbe inizio una lunga e complessa vicenda processuale, portata avanti per cinque anni dai contendenti fino ai più alti gradi di giudizio, che si concluse con una transazione tra Da Schio e Belvederi, stipulata con rogito Marani e Sabattani del 22 maggio 1905. Alvise Francesco Orso Da Schio venne così in possesso del palazzo di città, della villa di Ronzano e di quanto era contenuto in tali edifici. Oltre ad arredi e a oggetti d'arte pervennero in questo modo ad Alvise anche una porzione di carte Gozzadini (tra cui corrispondenza di Giovanni, corrispondenza di Maria Teresa, documentazione riguardante il palazzo e la villa), nonché memorie familiari e documentazione frammentaria relativa ad Anna Da Schio e a Gozzadina. L'Amministrazione degli Ospedali di Bologna ricevette invece, in quanto erede universale della contessa, le carte amministrative e contabili spettanti alla gestione delle tenute agricole. Parte di questi materiali, tra cui erano finiti anche corrispondenza di Giovanni Gozzadini, scritti e materiali di studio, nel 1908 furono consegnati in dono dall'Amministrazione degli Ospedali di Bologna alla Biblioteca dell'Archiginnasio, su interessamento del direttore di quest'ultima, Albano Sorbelli, e ivi aggregate alla documentazione entrata nel 1902 in virtù del dono di Gozzadina.
Una volta entrato in possesso dei beni e delle carte Gozzadini, Alvise Francesco Orso Da Schio concepì un personale progetto di valorizzazione delle memorie gozzadiniane. Allo scopo di pervenire alla pubblicazione del progettato secondo volume dell'epistolario, prese contatto con Malvezzi, il quale però il 2 aprile 1905 comunicò la propria intenzione di abbandonare l'opera, adducendo come motivazione i gravosi impegni intervenuti dopo la sua nomina a deputato. Alvise Francesco Orso Da Schio e soprattutto il figlio Giulio tentarono quindi di proseguire l'impresa in prima persona; le lettere di Giovanni e di Maria Teresa furono ordinate in fascicoli per mittente, ma il lavoro di riordino e scelta - che presentava notevoli difficoltà - non fu mai concluso, forse anche a motivo della prematura scomparsa di Giulio, morto nel 1918. Nel frattempo le raccolte di oggetti d'arte dei Gozzadini erano state messe in vendita all'asta, nelle due tornate del 1906 e del 1909, in quanto ritenute non riguardanti direttamente la famiglia. In premessa al catalogo della vendita del 1906, Alvise Francesco Orso dichiarò di aver "preferito questa forma come la più leale in tali circostanze, rifuggendo da vendite misteriose e segrete, che metterebbero nella impossibilità di accedere all'acquisto, in Bologna sopra tutto, chi ne potesse avere interesse di farlo, sieno i cittadini, gli istituti, i musei o le pinacoteche". Di fatto, con la "Vendita Gozzadini", che fu oggetto di accese polemiche e di dibattiti sugli organi di stampa dell'epoca, si determinò la dispersione sul mercato antiquario di una tra le più importanti collezioni d'arte italiane, in cui erano comprese opere dal XIII secolo. Al 1908 risale la pubblicazione dello scritto di Alvise Francesco Orso Date e cenni di Ronzano, estratti dalla cronaca del co. Giovanni Gozzadini (Bologna, Tip. L. Andreoli); nel 1911, in occasione del centenario della nascita, egli fece apporre una lapide marmorea in memoria del conte Giovanni nella facciata del palazzo di via S. Stefano n. 58.
Per quanto riguarda le carte relative al palazzo di città e alla villa di Ronzano risalenti all'epoca della proprietà Gozzadini, queste furono incorporate quali antecedenti nella gestione e nell'archivio dell'Azienda conte Da Schio in Bologna, istituita nel 1905 per amministrare i beni ereditati.
Alla morte di Alvise Francesco Orso, nel 1920, le carte Gozzadini e l'archivio dell'Azienda conte Da Schio in Bologna passarono al nipote Alvise, che si prese cura di conservarle e studiarle, in alcuni casi corredandole di note dattiloscritte.
Nel 1969 Alvise operò un "controllo e spoglio di vecchi documenti", in particolare per le carte dell'Azienda, conservando ciò che potesse "avere qualche significato famigliare o dei costumi di allora"; una parte della documentazione riguardante Ronzano e i Gozzadini (tra cui lettere, oggetti e fotografie), fu da lui donata alla comunità dell'Ordine dei Serviti di Ronzano (nel 1922 subentrata ai Da Schio nella proprietà del complesso architettonico), e affidata alle cure di p. Giovanni Maria Santi, storico e cultore delle memorie locali. La restante parte delle carte Gozzadini e la documentazione relativa all'Azienda fu trasmessa da Alvise al figlio, ing. Giulio, che le ha cedute tra i 2010 e il 2015 alla Biblioteca comunale dell'Archiginnasio, ove sono andate a costituire il fondo speciale Carte Gozzadini e Da Schio.

Rappresentazione grafica della situazione conservativa delle carte di provenienza Gozzadini nella Biblioteca dell'Archiginnasio e in altri Istituti.

modalità di acquisizione
Il fondo è pervenuto alla Biblioteca comunale dell'Archiginnasio tra ottobre 2010 e dicembre 2015, mediante tre distinti acquisti (ott.-nov. 2010; gen. 2011; dic. 2015) da Giulio Da Schio (Costozza di Longare, Vicenza) e un dono (feb. 2011) da parte del medesimo.

unità di descrizione separate
Lettere, documenti, carte ed oggetti correlati al fondo speciale Carte Gozzadini e Da Schio e più in generale alla documentazione prodotta dai Gozzadini sono conservati in:
1) BCABo, fondo speciale Gozzadini, Archivio Gozzadini (secc. XIII-XIX, 722 tra buste, mazzi e registri, ml. 70,80; comprende documentazione riguardante la famiglia Gozzadini, i suoi beni e la loro amministrazione, nonché un consistente carteggio);
2) BCABo, fondo speciale Gozzadini, Raccolta Gozzadini (secc. XIII-XIX, 446 tra buste e volumi, ml. 20,00; comprende manoscritti e codici di ambito bolognese - mss. GOZZ.1-427, GOZZ.446 - alcuni dei quali di notevole pregio, in parte provenienti dalla raccolta dell'erudito e storico bolognese Giuseppe Guidicini, nonché corrispondenza, scritti e materiali di studio e di lavoro di Giovanni Gozzadini, mss. GOZZ.428-445);
3) BCABo, fondo speciale Gozzadini, Uniformi e onorificenze (sec. XIX; raccolta di divise, abiti da cerimonia, decorazioni e onorificenze di Giovanni Gozzadini);
4) BCABo, fondo speciale Maria Teresa Serego Allighieri Gozzadini (1841-1881, con documenti dal 1769, busta, ml. 0,15; atti notarili e documenti relativi alla dote ed ai beni ereditari della nobildonna Maria Teresa Serego Allighieri Gozzadini, moglie di Giovanni Gozzadini, provenienti dall'archivio familiare dei Gozzadini);
5) BCABo, Gabinetto dei disegni e delle stampe (GDS), Cartelle Gozzadini: (secc. XVI-XIX, 3.952 tra disegni e stampe; raccolta costituita da Giuseppe Gozzadini e incrementata dal figlio, Giovanni);
6) BCABo, fondo librario Gozzadini (secc. XVI - XIX, 6.000 volumi e altrettanti opuscoli; raccolta di opere a stampa formatasi nel seno della famiglia Gozzadini, in particolare ad opera di Giuseppe Gozzadini e incrementata dal figlio, Giovanni);
7) Museo civico archeologico di Bologna: conserva oggetti di scavo provenienti dalle raccolte di Giovanni Gozzadini;
8) Museo civico medievale di Bologna: conserva armi e oggetti provenienti dall'oploteca Gozzadini.
Le unità di descrizione separate nn. 1-8 pervennero al Comune di Bologna per dono nel 1889 da parte di Gozzadina Gozzadini Zucchini, figlia ed erede di Giovanni Gozzadini. L'ingresso dei materiali nella Biblioteca comunale dell'Archiginnasio avvenne nel 1902; mentre l'archivio familiare, la biblioteca (volumi a stampa e manoscritti) e la raccolta di uniformi e onorificenze sono tuttora conservati in Biblioteca, negli anni Sessanta del Novecento gli oggetti di scavo furono trasferiti al Museo civico archeologico insieme con l'armeria, quest'ultima poi confluita nel 1985 nel rinnovato Museo civico medievale.
Si segnalano inoltre i seguenti manoscritti e fondi contenenti nuclei di documentazione Gozzadini, pervenuti alla Biblioteca dell'Archiginnasio e all'Archivio di Stato di Bologna per doni e acquisti diversi:
9) BCABo, Manoscritti B, ms. B.4530 (1402 e 1404, Documenti riguardanti il possesso dei castelli di Cento e della Pieve da parte di Nanne Gozzadini, provenienti dall'Archivio Gozzadini, ove risultano mancanti; donati alla Biblioteca da Gaetano Bussolari nel 1933):
10) BCABo, fondo speciale Luigi e Giuseppe Azzolini (1251-1598, 1 busta, ml. 0,10; raccolta di documenti di ambito bolognese, 50 pezzi, prevalentemente membranacei, costituita dal bibliografo, bibliofilo e collezionista modenese Luigi Azzolini, donata alla Biblioteca da Giuseppe Azzolini in memoria del fratello Luigi, 1929): i documenti che costituiscono il fondo sono in buona parte relativi alla famiglia bolognese Gozzadini (atti notarili riguardanti beni fondiari, bolle e privilegi concessi a esponenti della famiglia);
11) BCABo, fondo speciale Diplomi, brevi e patenti (secc. XV-XX, 26 fra buste e cartelle, 1 rotolo, ml. 4,00; raccolta formata in Biblioteca con materiali di diversa provenienza e in tempi diversi): nella cartella "Aggiunta 2012" è conservata una patente di Giovanni Battista Gozzadini del 1589, donata alla Biblioteca da Gaetano Bussolari nel 1935 (n. ingresso 419.739; il documento è stato recuperato nel corso di lavori di riordino dei depositi della Biblioteca e inserito nel fondo nel 2012); con ogni probabilità nel fondo, non inventariato, sono presenti anche altri documenti Gozzadini provenienti da donazioni di Bussolari, al momento non ancora identificati;
12) BCABo, fondo speciale Istrumenti (secc. XIII-XX, 91 buste; raccolta di documenti di ambito bolognese, per la maggior parte atti notarili riguardanti privati, istituzioni religiose, corporazioni d'arte, uffici amministrativi cittadini); con ogni probabilità nel fondo sono presenti anche documenti Gozzadini provenienti da donazioni di Bussolari, al momento non ancora identificati;
13) BCABo, Miscellanea provvisoria (raccolta provvisoria di materiali provenienti da danni bellici, recuperati nei depositi della Biblioteca o derivanti da acquisizioni recenti, in attesa di trattamento e di inventariazione): con il n. 185 è identificata una miscellanea di documenti bolognesi in parte riferiti ai Caprara (cfr. Carte Caprara conservate in BCABo, fondo speciale Gozzadini, Archivio Gozzadini), dei secc. XVII-XIX, donata alla Biblioteca da Gaetano Bussolari nel 1922 (n. ingresso 36[...]41; il fascicolo è stato recuperato nel corso di lavori di riordino dei depositi della Biblioteca);
14) Archivio di Stato di Bologna, fondo Eredità Dante Ugolini (1168-1888, 18 buste; acquisto nel 1910 da Diana Della Rovere, nipote di Ugolini; documentazione costituita da bolle, brevi, privilegi, istrumenti e lettere): comprende documentazione relativa alla famiglia Gozzadini e alla famiglia Caprara;
15) Archivio di Stato di Bologna, Fondo Gaetano Bussolari (1455-1813, 3 buste, donazione del 1931 da parte di Gaetano Bussolari; documentazione costituita da istrumenti): è presente documentazione relativa alla famiglia Gozzadini e alla famiglia Caprara.
Le unità di descrizione separate nn. 9-15 provengono con ogni probabilità dagli archivi Gozzadini, da cui furono separate a seguito di vicende al momento non ancora interamente note, da collocarsi temporalmente tra l'ultimo periodo di vita di Gozzadina (morta nel 1899) e la conclusione (1905) del contenzioso per la sua eredità. Ricerche effettuate nel 2017 nei fondi speciali della Biblioteca dell'Archiginnasio e presso l'Archivio di Stato di Bologna hanno infatti consentito di individuare, all'interno di diversi fondi dei due istituti, carte e documenti da ritenersi provenienti dall'archivio Gozzadini e di tracciare - almeno nelle linee essenziali - una possibile ricostruzione delle vicende relative alla loro dispersione.
Allo stato attuale delle indagini, appare giustificato ipotizzare che alcuni nuclei di carte Gozzadini siano finiti sul mercato antiquario in occasione della "Vendita Gozzadini" del 1906 curata per Alvise Da Schio dalla casa d'aste Rambaldi di Bologna, e che in quell'occasione siano stati acquisiti dal collezionista e trafficante in documenti e oggetti d'antiquariato Dante Ugolini, di San Giovanni in Persiceto (Bologna). Il fatto che nei cataloghi della vendita Rambaldi del 1906, ma anche della successiva vendita Podestà-Luciardi del 1909, non siano esplicitamente menzionati carte e documenti antichi induce a ritenere che questi siano stati alienati mediante trattative riservate svolte collateralmente, oppure che siano stati banditi all'asta nei giorni ed orari destinati agli oggetti ritenuti di minor conto, che furono venduti a lotti e non indicati in catalogo. Tra la documentazione del fondo Carte Gozzadini e Da Schio relativa alla Vendita Gozzadini non è stata tuttavia individuata alcuna traccia di contatti - diretti o mediati dalle case d'asta - con Ugolini.
A fronte delle scarne informazioni derivanti dalle ricerche finora effettuate, non sono comunque da escludere altre ipotesi relative alla dispersione delle carte Gozzadini in seguito pervenute all'Archivio di Stato di Bologna e alla Biblioteca dell'Archiginnasio. Tali documenti potrebbero essere stati sottratti a scopo di lucro, qualche tempo prima o poco dopo la morte di Gozzadina, da Giovanni Belvederi, agente, segretario e assistente della contessa, nonché destinatario di importanti legati da parte di lei, che al tempo della causa per l'eredità fu accusato di aver approfittato nel 1897 delle alterate condizioni di salute della nobildonna per ottenere il suo consenso a vendere due preziosi dipinti e di aver svolto altri traffici poco chiari con oggetti di valore. Al momento della redazione dell'inventario legale dell'eredità, le chiavi delle sale in cui erano collocati il museo e la biblioteca Gozzadini furono restituite dal rag. Angelo Capuri, zio del Belvederi e coinvolto nella causa ereditaria in quanto anch'egli destinatario di legati, che essendo amministratore dei beni della contessa, aveva accesso all'archivio e alla computisteria, ove era conservata la documentazione più recente. Belvederi, inoltre, era stato nominato esecutore testamentario da Gozzadina; dopo la sua morte e fino alla conclusione della causa nel 1905 aveva gestito i beni che la contessa aveva a lui destinato in uso, e cioé il palazzo di città e la villa di Ronzano con tutto ciò che contenevano, comprese le memorie di Giovanni Gozzadini e di Maria Teresa, con il vincolo di conservarle nello stato esatto in cui si trovavavano e di prendersene cura.
È necessario comunque precisare che i documenti che furono soggetti a dispersione non risultano precisamente identificati nell'inventario legale dell'eredità di Gozzadina, ove si riscontrano solamente descrizioni sommarie di gruppi cartoni e di fascicoli, per cui è possibile formulare un'ulteriore ipotesi, secondo la quale nelle fasi dei complessi passaggi per la consegna materiale dei beni ereditari Gozzadini ai Da Schio e all'Amministrazione degli Ospedali queste carte siano finite in qualche 'zona grigia' da cui poi sia stato agevole, per ignoti, estrarle e alienarle senza lasciare tracce. Potrebbe trattarsi di documenti rimasti casualmente uniti alla parte di eredità pervenuta all'Amministrazione degli Ospedali, e che a causa di incuria nella custodia furono illegittimamente sottratti dagli archivi dell'ente prima che una cospicua quantità di carte Gozzadini fosse messa al sicuro con la donazione, nel 1908, alla Biblioteca dell'Archiginnasio.
L'ambigua figura di Ciro Dante Ugolini (1849-1910) potrebbe inserirsi in ciascuna delle ipotesi delineate. Si tratta infatti di un personaggio assai controverso: patriota (ricoprì cariche nella Società dei reduci dalle patrie battaglie di Persiceto, da cui si allontanò dopo essere stato accusato di appropriazione indebita di fondi), segretario della Commissione Scolastica del Comune di Persiceto, cultore di studi storici e autore di qualche pubblicazione, fu assiduo frequentatore di archivi persicetani e bolognesi. Tra il 12 e 13 novembre 1910 fu chiamato dalla Direzione dell'Archivio di Stato per rispondere dell'accusa di essersi appropriato di documenti importantissimi, approfittando della fiducia di cui godeva, e di averli rivenduti a prezzo irrisorio al collezionista Giovanni Piancastelli, di Lugo; il 14 novembre Ugolini, oppresso dalle difficili condizioni economiche in cui versava e vistosi scoperto, si suicidò.
È dunque assai probabile che proprio per tramite di Ugolini parte dei documenti Gozzadini sia pervenuta a Luigi Azzolini, di Modena, noto anch'egli come collezionista e trafficante di documenti antichi. Dalle raccolte di Luigi Azzolini provengono infatti le carte Gozzadini che dopo la sua morte furono donate dal fratello, Giuseppe, alla Biblioteca dell'Archiginnasio (1929), ove andarono a costituire il fondo speciale Luigi e Giuseppe Azzolini. La grafia con cui sono compilate le intestazioni e i regesti sulle camicie dei documenti corrisponde infatti con quella riscontrata in lettere e documenti autografi di Dante Ugolini; le camicie furono oltretutto realizzate con carte di recupero provenienti da archivi (comunali e non) di S. Giovanni in Persiceto.
Subito dopo la morte di Dante Ugolini, avvenuta come detto nel 1910, altre carte Gozzadini pervennero nelle mani di Gaetano Bussolari, raccoglitore, collezionista e studioso della storia di San Giovanni in Persiceto, probabilmente a seguito di vendita da parte degli eredi di Ugolini, che nello stesso anno alienarono un ulteriore nucleo di carte Gozzadini all'Archivio di Stato di Bologna (fondo Eredità Dante Ugolini). All'Archivio di Stato di Bologna pervenne anche un ulteriore nucleo di carte Gozzadini e Caprara mediante dono di Gaetano Bussolari del 1931 (fondo Gaetano Bussolari).
Da doni di Gaetano Bussolari in anni diversi (tra cui 1922 e 1935) provengono alcuni documenti Gozzadini identificati nel fondo speciale Diplomi, brevi e patenti e nella Miscellanea provvisoria della Biblioteca dell'Archiginnasio, nonché una licenza di porto d'armi rilasciata a Gozzadino Gozzadini nel 1599 donata da Bussolari nel 1934 e in seguito confluita nell'Archivio Gozzadini (busta 5).
In tutti i nuclei di documentazione Gozzadini donati da Bussolari all'Archivio di Stato e alla Biblioteca dell'Archiginnasio sono presenti camicie di recupero 'persicetane', in molti casi con intestazioni e regesti compilati con la grafia di Ugolini, per cui la provenienza è da ritenersi la medesima.
Materiali Gozzadini sicuramente provenienti dalla parte dell'eredità di Gozzadina Gozzadini pervenuta ad Alvise Da Schio sono presenti in:
16) BCABo: incunabolo conservato tra i rari a stampa della Biblioteca, con collocazione 16.Q.III.6 (si tratta di: S. Bonaventura da Bagnorea, Meditationes vitae Christi [in ital.]., Bologna, Enrico da Harlem, 1485. 4°, got., IGI 1911 CR 3952 GW 4792 ISTC ib00920000), recante l'ex libris a stampa che attesta la provenienza del volume dalla collezione di Giovanni Gozzadini; fu acquistato in occasione della Vendita Gozzadini del 1906 da Albano Sorbelli per 78,75 lire, e da lui rivenduto alla Biblioteca comunale dell'Archiginnasio, di cui era Direttore, per lo stesso prezzo (cfr. BCABo, Archivio: Carteggio amministrativo, Titolo II, anno 1906, prot. 211, lettera di A. Sorbelli, 17 mar. 1906; Registro degli acquisti, 13 aprile 1906, n. di ingresso 264147); il volume reca, oltre all'ex libris Gozzadini, un'etichetta di forma rotonda con la dicitura "Gozzadini, n. 157" forse riferibile alla Vendita del 1906 (il numero 157 non trova tuttavia riscontro nel catalogo a stampa e nei registri della vendita all'asta, ove è l'incunabolo è identificato con il n. 15);
17) Dipartimento Storia culture civiltà (DISCI) dell'Università degli studi di Bologna: conserva un album fotografico appartenuto a Giovanni Gozzadini, contenente i ritratti fotografici (94 fotografie) dei partecipanti al V Congresso internazionale di antropologia e archeologia preistoriche del 1871 (acquisto da Giulio Da Schio, 2008);
18) Museo civico archeologico di Bologna: opuscoli a stampa di opere di Giovanni Gozzadini, donati da Alvise Da Schio nel giugno 1905 (cfr. la lettera del Comune di Bologna, Museo Civico, Sezione antica, 1° luglio 1905, firmata dal direttore Edoardo Brizio, per ringraziamento delle opere a stampa di Giovanni Gozzadini inviate in dono; la lettera è conservata nel fondo speciale Carte Gozzadini e Da Schio, busta 55, fasc. 12);
19) Fondazione del Monte di Bologna, fondo Archivio del Convento di Ronzano, Raccolta Gozzadini: raccolta di documenti relativi ai Gozzadini, costituita da p. Renato Santi e incrementata tra il 1969 e il 1970 con doni di Alvise Da Schio;
20) Dipinti e oggetti d'arte posti sul mercato antiquario con la "Vendita Gozzadini" del 1906 curata per Alvise Da Schio dalla casa d'aste Rambaldi di Bologna sono conservati in diversi musei e raccolte italiani e stranieri, tra cui la Pinacoteca nazionale di Bologna (cfr. la tesi di laurea, di Walter Garau, Giovanni Gozzadini, 1810-1887, e la sua collezione d'arte, Alma mater studiorum-Università di Bologna, Facoltà di Lettere e Filosofia, a.a. 2010-2011).
Per quanto riguarda i materiali d'archivio relativi ai beni immobili Gozzadini pervenuti all'Amministrazione degli Ospedali di Bologna per volontà testamentaria di Gozzadina Gozzadini, si segnala:
21) Archivio di Stato di Bologna, fondo Ospedale Maggiore: sono presenti istrumenti e scritture, nonché recapiti, pratiche contabili e piante relative ai beni Gozzadini a partire dal 1818, e quindi da riferire non solo alla gestione amministrativa degli stessi da parte degli Ospedali, ma anche alle precedenti gestioni da parte di Giovanni Gozzadini e della figlia Gozzadina; si tratta di materiali analoghi a quelli già entrati in possesso dell'Amministrazione degli Ospedali a conclusione della vicenda processuale per l'eredità Gozzadini e donati nel 1908 alla Biblioteca comunale dell'Archginnasio, ove confluirono nell'Archivio Gozzadini (nn. 509-721).

note
Si ricorda che nel cimitero monumentale della Certosa di Bologna è presente la cappella funebre familiare dei Gozzadini, chiostro annesso al Maggiore, lato sud, arco 31; nella parete di fondo vi è una stele con timpano, superstite dell'originaria sistemazione neoclassica ad opera dello scultore Alessandro Franceschi (1789-1834); alle pareti sono i busti dei coniugi Giovanni Gozzadini e Maria Teresa Serego Allighieri, opere di Salvino Salvini (1824-1899), e il busto della figlia, Gozzadina, opera dello scultore Federico Monti (1836-1910).


altre risorse sul web

Fondo speciale Carte Gozzadini e Da Schio
Scheda descrittiva sintetica del fondo, pubblicata in "Fondi nel web. Guida online ai fondi archivistici e documentari della Biblioteca dell'Archiginnasio"
http://badigit.comune.bologna.it/fondi/fondi/270.htm



codice interno: 483 - 001

informazioni redazionali
Inventario a cura di
Maria Grazia Bollini (Biblioteca comunale dell'Archiginnasio di Bologna), 2018

Intervento redazionale a cura di
Istituto per i beni artistici culturali e naturali della Regione Emilia-Romagna - Servizio biblioteche archivi musei e beni culturali, 2018