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Archivio storico del Comune di Cotignola 12 aprile 1301 (in copia del 2 marzo 1492) - 1982
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fondo
buste 478, registri 1166, volumi 11, fascicoli 720, mazzi 6, metri lineari 12,4

La documentazione conservata dall'Archivio storico del Comune di Cotignola tramanda le vicende della sua amministrazione comunitativa attraverso i nuclei documentari principali degli atti degli organismi deliberativi (dal 1578), della corrispondenza nelle sue diverse organizzazioni interne (con atti sporadici dalla metà del XV secolo), degli atti giudiziari della giurisdizione d'antico regime (dal 1561); ma questo tenuto conto delle pesanti lacune e cesure indotte dalle distruzioni belliche degli anni 1944-1945, tali per cui sono andati perduti una gran parte degli atti degli anni fra 1860 e 1918 e praticamente tutti gli atti degli anni fra 1918 e 1945.
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criteri di ordinamento
La sedimentazione originaria delle carte legata all'attività dell'ente è stata obliterata pesantemente dalle distruzioni belliche subite dall'archivio; esso si presenta perciò oggi suddiviso in due sezioni - divise dalla cesura della fine dell'antico regime prerivoluzionario - sulla base di considerazioni storico-istituzionali, all'interno delle quali le serie riconoscibili sono state riordinate per solito cronologicamente, e soltanto per il carteggio otto-novecentesco - laddove possibile - secondo i titolari di classificazione; la continuazione e l'integrazione dell'archivio con gli atti prodotti dal 1945, con la ripresa dell'attività del Comune e della conservazione delle sue carte, si presenta secondo le consuete strutture di un archivio comunale postunitario novecentesco.

storia archivistica
Non si hanno notizie sulle più antiche vicende della documentazione archivistica della comunità di Cotignola, che si deve essere progressivamente accumulata nel corso del tempo presso le sedi dell'Amministrazione comunale. La prima menzione diretta è il sommario registrino di "Inventario di tutti i libri, scritture e lettere della cancelleria della comunità", compilato nel 1656 dal notaio e segretario della comunità Nicolò Tarlazzi, che dà conto dell'esistenza di deliberazioni consigliari dal 1466, di estimi dal 1470, di libri di atti (verosimilmente giudiziari) del 1464-1494, di libri di conti di collette e di massaria dal 1393 al 1630 per oltre 300 registri, di due registri di debitori e creditori degli anni 1472-1490. Pressoché tutto questo materiale, così antico e cospicuo, deve oggi considerarsi definitivamente perduto per le distruzioni belliche intervenute negli anni 1944-1945.
La successiva menzione dell'archivio della comunità risale alla "Relazione di visita" compiuta appunto alla comunità cotignolese dal cardinal legato di Ferrara prima dell'8 agosto 1780, data della redazione della relazione stessa, e volta a circoscrivere per quanto possibile il malgoverno amministrativo comune allora alle comunità delle legazioni romagnole e ferrarese, laddove i consigli comunali erano egemonizzati da un ristretto numero di parentadi che monopolizzavano le cariche e la gestione delle risorse pubbliche in condizioni di manifesto e sistematico privilegio dell'interesse privato. L'archivio viene giudicato dal cardinal Carafa "disordinatissimo", lasciando intendere che il disordine archivistico sia connivente con il disordine gestionale, e quindi il legato dispone che si formi "un piano pratico da riformare l'archivio"; il deposito archivistico degli atti comunali era allora condiviso con gli atti notarili, come era allora di prassi, poiché si dispone anche di sistemare il pubblico deposito di tutti i privati interessi", i cui "rogiti" sono conservati in armadi di cui l'archivista del comune possiede soltanto le chiavi delle ante esterne, ma non dei "cancelli" interni, detenuti dai corrispondenti "padroni". Carafa comanda che le carte siano riordinate con piena osservanza dell'"Editto generale sopra gli archivi dello Stato ecclesiastico pubblicato in Roma sotto il dì Primo giugno 1748", di cui ci si dovrà procurare una copia a stampa.
Naturalmente le successive vicende della documentazione del comune cotignolese e i danni che essa ha subito non consentono di avanzare alcuna ipotesi al riguardo dell'eventuale applicazione di questi ordini e sulle successive vicende: le monografie storiche di Girolamo Bonoli e di Gaetano Solieri fanno intendere che presso l'archivio comunitativo si trovavano alcune ulteriori lettere sforzesche rispetto a quelle tuttora presenti, forse un esemplate degli statuti e sicuramente un esemplare del "Libro della catena" che era il copiario di capitoli, diritti e privilegi della comunità.
La cesura drammatica e in buona parte definitiva conseguì però alle distruzioni belliche della Seconda Guerra Mondiale, quando per tutto l'inverno a cavallo degli anni 1944-1945 e fino al 10 aprile di quell'anno Cotignola si venne a trovare sulla prima linea del fronte del Senio, costantemente combattuta dalle truppe naziste e repubblichine italiane da un lato ed alleate (segnatamente neozelandesi) dall'altro, con una costante attività partigiana su entrambe le sponde del fiume: l'abitato fu praticamente del tutto raso al suolo, e anche l'archivio comunale rimase a lungo sotto le macerie del distrutto palazzo comunale, con enormi perdite e ulteriori dispersioni per sottrazioni occasionali.
Di fatto, date le immani emergenze postbelliche, un primo riordino degli atti estratti dalle macerie fu affidato al maestro Giulio Testi soltanto nel 1947: questi reperì e conservò diverse coperte di fascicoli risultate vuote perché contenenti documenti evidentemente già mancanti in precedenza o perduti per i danni bellici, le cui intitolazioni restano l'ultima testimonianza di serie come quella di "Diplomi imperiali. Bolle e brevi pontifici", che conteneva un "Diploma dell'imperatore Ottone IV. Giurisdizione del canale di Cotignola al conte Alberigo di Donigaglia. Bologna 1212" (a suo tempo edito in: Gaetano Solieri, Le origini e la dominazione degli Sforza a Cotignola. Appunti storici, Bologna 1897, p. 14, nota 2). Il riscontro con le edizioni di Solieri consentì a Testi di dare per perdute anche quasi tutte le quietanze di censo apostolico da lui edite, fra cui: "1. Tesoriere Francesco Casali. Quietanza per l'anno 1460" (fascicolo vuoto, per cui cfr. l'opera di Solieri a p. 155); "3. Fortunato vescovo di Sarsina luogotenente pel cardinal Gonzaga. Quietanza per l'anno 1471 con sigillo del card. Gonzaga" (come sopra, p. 155, n. IV); "6. Mandato del frate Biancoli di Cotignola minore osservante nella persona di Giovanni Claretto cittadino di Faenza. Rogito di Ettore Biancoli. Cotignola 19 luglio 1548. Trascrizione" (fascicolo vuoto); "13. Tesoriere Francesco Casali. Quietanza per l'anno 1491. Trascrizione (fascicolo vuoto, cfr. l'opera di Solieri alle pp. 159-161, n. XV); "36. Guido Ascanio Sforza cardinal legato. Quietanza pel 1537" (fascicolo vuoto).
Il Comune di Cotignola poté poi provvedere soltanto il 25 febbraio 1949 a trasmettere alla Sezione di Archivio di Stato di Ravenna, allora retta da Augusto Torre e insediata negli stessi locali della Biblioteca Classense, "24 casse di legno contenenti tutto il materiale archivistico [?] salvatosi dalle distruzioni dell'ultimo conflitto, escluso quel materiale che eventuali detentori occasionali abbiano a portare in Comune". Lì esso rimase senza però essere fatto oggetto di interventi di riordino, stante il disaccordo sull'accollo delle relative spese, e fu quindi ritirato dal deposito temporaneo e riportato presso il Comune cotignolese il 24 febbraio 1958.
Il 22 dicembre 1959 il sindaco di Cotignola Michele Bassi inviava una relazione alla Soprintendenza Archivistica per l'Emilia-Romagna sui lavori di riordinamento svolti, da cui si desume come ad allora fosse stato ricostituito l'ordinamento definito "cronologico" (intendendosi quello per categorie di titolario del carteggio), ma - sembra di capire - limitatamente al carteggio novecentesco superstite suddiviso secondo il titolario dell'Astengo; in effetti una successiva "Classifica delle carte del comune di Cotignola in vigore dal 1819 al 1909" si trova ricostruita in un ulteriore elenco dattiloscritto firmato il 28 ottobre 1960 da Emiliana Marangoni.
A partire dal luglio 1963, su mandato della Soprintendenza Archivistica per l'Emilia-Romagna, svolse diversi sopralluoghi presso l'archivio comunale cotignolese Giuseppe Rabotti, che riconobbe l'ordinamento e la consistenza dell'archivio superstite riflessi nella scheda aggiornata al giugno del 1970 e pubblicata nella "Guida degli archivi storici comunali dell'Emilia-Romagna".
Quindi nel febbraio 1980 finalmente il comune di Cotignola incaricò Giuseppe Armuzzi di procedere a un riordino organico dell'archivio comunale: egli, tenendo conto dei risultati dei precedenti interventi, procedette infine a un vero e proprio riordino secondo i principi di metodo storico, condizionato naturalmente dallo stato di disaggregazione e dispersione degli atti. L'intervento di Armuzzi, tenendo conto anche dei passaggi istituzionali, è giunto alla suddivisione dell'archivio in due fondi: Archivio antico (1301-1796) e Archivio moderno (1797-1918), organizzato in raggruppamenti detti "Sezioni" segnati alfabeticamente, a loro volta suddivisi in serie segnate numericamente in maniera univoca per tutto il fondo (la Sezione A, Consigli e atti di governo, contiene le serie da A - I, Consigli, ad A - X, De Vecchi, De bono regimine; la Sezione B, Istrumenti, dalla serie B - XI, Istrumenti e lettere, e così via). Questo ordinamento riconosce per quanto possibile le serie originarie e l'ordinamento ad accrescimento cronologico, e ricompone l'ordinamento dei carteggi otto-novecenteschi sulla base dei titolati di classificazione vigenti laddove possibile, mentre per tutta la residua massa di carteggio precedente, dell'epoca di antico regime, non ha potuto far altro che prendere atto dell'impossibilità di un qualsiasi altro riordino che non fosse puramente cronologico. Di fatto, allora, si sono anche riconosciuti definitivamente i limiti delle dispersioni belliche: una quantità non definibile di atti fra i più antichi, una gran parte degli atti degli anni fra 1860 e 1918 e, praticamente senza esclusioni, tutto l'archivio fra gli anni 1918 e 1945, per cui la produzione e sedimentazione degli atti d'archivio ricomincia effettivamente, con una cesura netta, dal 10 aprile 1945.
A partire da questa situazione, negli anni 2015-2016 è stato infine condotto l'intervento di riordino e di inventariazione analitica della documentazione archivistica dell'Archivio storico comunale di Cotignola promosso dall'Istituto per i Beni Artistici Culturali e Naturali della Regione Emilia-Romagna, che ha riconosciuto sostanzialmente la congruità del riordinamento precedente, accogliendone in gran parte le conclusioni, ma integrando e continuando la "Sezione moderna" con le serie degli atti prodotti dal 1945 in poi, che si presentano secondo le consuete strutture di un archivio comunale postunitario novecentesco; ha quindi provveduto alla descrizione dell'archivio nel rispetto degli standards internazionali di descrizione archivistica ISAD (G) e ISAAR (CPF).

strumenti di ricerca
Comune di Cotignola. Archivio storico. Inventario, a cura di Giuseppe Armuzzi, [Cotignola] 1980 (pro manuscripto).

bibliografia

Archivi storici in Emilia-Romagna. Guida generale degli archivi storici comunali, a cura di Giuseppe Rabotti, Bologna, Analisi, 1991, pp. 695-701
http://ibc.xdams.net/media/IBC/IBCCMSPortale/simpleUpload/IBC/000/000/107/IBC.000.000107.0002.pdf
https://opac.provincia.ra.it/SebinaOpac/resource/archivi-storici-in-emiliaromagna-guida-generale-degli-archivi-storici-comunali/RAV0103658?tabDoc=tabloca (consultato il  26/05/2020)

Cotignola: una comunità della Romagna estense attraverso le carte del suo archivio Mostra documentaria (Cotignola, Palazzo Sforza, 28 marzo-14 aprile 1991), a cura di Elisabetta Arioti, Faenza, 1991
https://opac.provincia.ra.it/SebinaOpac/resource/cotignola-una-comunita-della-romagna-estense-attraverso-le-carte-del-suo-archivio-mostra-documentari/RAV0072411?tabDoc=tabloca (consultato il  26/05/2020)


codice interno: 548 - 001

informazioni redazionali
Inventario a cura di
Enrico Angiolini (Open Group), 2017

realizzato per
Istituto per i beni artistici, culturali e naturali della Regione Emilia-Romagna
[L.R. 18/2000. Piano bibliotecario 2010. Intervento diretto].

Intervento redazionale a cura di
Istituto per i beni artistici culturali e naturali della Regione Emilia-Romagna, 2017.
Pubblicazione a seguito di spostamento in nuova sede, 2020