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Archivio della Causa pia Rapari Pallavicini (Castelvetro Piacentino)

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            <unitdate encodinganalog="ISAD 1 - 3 date(s)" normal="18011229-20010301">29 dicembre 1801 - 01 marzo 2001</unitdate>
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            <p>Le vicende della documentazione archivistica della Causa pia Rapari Pallavicini si presentano articolate in stretta relazione alle sue complesse vicende istituzionali. È del tutto verosimile che nella prima fase di vita dell'ente, da quando nel 1798 il lascito costitutivo divenne operativo nelle mani dei sacerdoti castelvetresi, gli atti si siano venuti accumulando presso la Parrocchia di Croce Santo Spirito, nel cui archivio gli atti testamentari costitutivi paiono essere ancora adesso conservati; successivamente, quando l'ente fu sottoposto all'amministrazione provvisoria dell'Ospedale Civile di Busseto (almeno dal 10 marzo 1810), tutti i documenti dovrebbero essere stati là trasferiti.
Questo si desume dall'"Inventario di tutti i rogiti, carte e danari che trovasi presso la Commissione amministrativa dello Spedale Civile di Busseto e che sono di spettanza della Causa Pia Rapari Pallavicini, amministrata provvisoriamente dalla sudetta commissione dal 10 marzo 1810 a tutto il giorno 8 aprile 1818", in cui è segnalata una cospicua serie di "Rogiti" che parte dai testamenti dei fondatori della Causa Pia (con anche loro fedi di nascita e di morte dal 1751), ma che segue gli affitti e le compravendite di beni immobili fino all'epoca allora contemporanea.
La Sovrana Risoluzione di Maria Luigia d'Austria, Duchessa di Parma, n. 68 del 14 settembre 1817, che ristabiliva l'autonomia dell'ente di beneficenza pubblica, disponeva anche la restituzione da parte dell'ospedale bussetano di "tutte le carte presso questo esistenti le quali riguardar possano la Causa Pia", ma con ogni verosimiglianza questo non avvenne pienamente, dato che non si reperiscono più nell'archivio dell'ente tutti i più antichi atti costitutivi, ovvero altra documentazione di fine Settecento e inizio Ottocento, che debbono essere in parte rimasti o rientrati in seguito presso la Parrocchia di Croce Santo Spirito, mentre una nuova accumulazione di carte presso di sé a Castelvetro deve essere partita di fatto soltanto dal 1817, col riavvio dell'attività nell'età della Restaurazione.
Infatti già nel successivo "Inventario degli oggetti che costituiscono gli affari della Causa Pia Rapari Pallavicini" compilato il 13 gennaio 1831 all'atto del passaggio di consegne dal podestà uscente di Castelvetro Carlo Modesti a quello entrante Francesco Soldati, appaiono citati soltanto i due testamenti fondativi, mentre non vi è più traccia dei "rogiti" di fine Settecento - inizio Ottocento e il resto della documentazione parte appunto dal 1817 ("Corrispondenza" e "Personale"), 1819 ("Deliberazioni") e 1821 ("Conti consuntivi"); lo stesso vale per i successivi inventari compilati nelle stesse occasioni fra 1849 e 1857, in cui continua l'accumulazione delle serie di deliberazioni, corrispondenza, bilanci preventivi e conti consuntivi quali si riconoscono ancor oggi.
Questa "nuova" accumulazione si deve essere protratta per tutta la vita dell'ente, tenuto conto che per lunghi periodi di tempo la sua attività è stata estremamente ridotta per gli effetti delle normative che stornavano a favore degli orfani di guerra la rendite delle opere pie dotali. In effetti la parte più antica della documentazione posseduta dall'Opera Pia Rapari Pallavicini deve essere giunta presso l'archivio del Comune prima della cessazione dell'ente, probabilmente "affidatagli" per una più affidabile conservazione; tuttavia tale consegna non è databile non precisione. Prevedibilmente non vi si fa riferimento tra gli aggregati dell'archivio comunale castelvetrese nella descrizione di questo fatta da Piero Castignoli nel 1967, così come nell'elenco di consistenza analitico redatto da Italo Genzini su incarico della Giunta municipale di Castelvetro Piacentino a partire dal 1986. In quello stesso elenco dattiloscritto, che rispecchia un riordino condotto secondo la caratteristica e diffusa metodologia per cui tutta la documentazione di ogni serie dell'archivio comunale - e anche degli archivi consuetamente ad esso aggregati - veniva ricondotta alle categorie del titolario di classificazione vigente, fascicoli di atti riconducibili a questo ente non appaiono infatti citati.
Le documentazioni più recenti ancora detenute dall'ente, e quelle correnti prodotte fino all'anno 2000, sono poi state aggregate all'archivio comunale castelvetrese subito dopo lo scioglimento dell'Opera Pia, come parte integrante del trasferimento di tutti i beni di questa al Comune di Castelvetro Piacentino, che è divenuto legittimamente proprietario anche di queste carte. L'insieme dell'archivio, con le carte più antiche conservate presso l'archivio storico e quelle più recenti (dal 1980 circa al 2000) depositate presso la "Stanza degli Assessori" della sede comunale, è stato così censito, nel suo stato di relativo disordine e nella sua consistenza di circa 6 metri lineari, sia nell'ambito della "Anagrafe informatizzata degli archivi italiani" per opera di Sara Fava il 4 aprile 2001, sia all'epoca dell'intervento di ricognizione di tutto l'archivio comunale di Castelvetro Piacentino, con la compilazione di elenchi sommari, compiuto da Elena Stendardi nel 2010-2011.
Così, nell'ambito dell'intervento di riordino e di inventariazione analitica della documentazione archivistica dell'Archivio storico comunale di Castelvetro Piacentino e degli archivi ad esso aggregati promosso negli anni 2011-2013 dall'Istituto per i beni artistici culturali e naturali della Regione Emilia-Romagna - Soprintendenza per i beni librari e documentari, si è provveduto alla ricostituzione dell'ordinamento originario delle serie documentarie e la loro descrizione nel rispetto degli standards internazionali di descrizione archivistica ISAD (G) e ISAAR (CPF). Al termine di queste operazioni si è infine proceduto all'ordinata collocazione della documentazione negli spazi e sugli scaffali predisposti dall'ente conservatore, e all'etichettatura delle unità di conservazione.</p>
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        <arrangement encodinganalog="ISAD 3 - 4 system of arrangement">
            <p>La sedimentazione delle carte legata all'attività dell'ente si riflette coerentemente in un ordinamento archivistico e in una struttura d'archivio caratterizzati da una pressoché sistematica organizzazione della documentazione per le più consuete serie di natura strettamente deliberativa, amministrativa e contabile, organizzate a serie aperte ad accrescimento cronologico per ciascuna tipologia di atti. Esse sono tuttavia state condizionate, in fasi diverse di accumulo, in buste d'archivio che hanno ricevuto una numerazione d'ordine unica, che si è mantenuta per motivi di praticità e di reperibilità della documentazione nella loro posizione attuale.</p>
        </arrangement>
        <scopecontent encodinganalog="ISAD 3 - 1 scope and content">
            <p>L'archivio della Causa Pia Rapari Pallavicini appare chiaramente come il risultato della accumulazione progressiva della documentazione prodotta dall'ente nel corso del tempo per il perseguimento delle sue finalità preminenti, e quindi sostanzialmente dei consueti nuclei documentari delle serie deliberative degli organismi direttivi, della corrispondenza d'ufficio organizzata tendenzialmente per fascicoli di singole pratiche d'affari (senza rispecchiamento nel ristretto ricorso alla prassi della protocollazione per i pochi documenti di maggiore rilevanza giuridico-amministrativa), della contabilità generale (mastri, giornali, bilanci preventivi, conti consuntivi, mandati, reversali) e particolare relativa all'erogazione dei sussidi dotali.
Tuttavia va segnalato come si riscontrino grandi lacune, anche per più decenni consecutivi, soprattutto nelle serie di contabilità: tali lacune probabilmente non saranno da addebitare soltanto a mancata conservazione e a scarti indiscriminati della documentazione, ma fors'anche alla sua mancata produzione nelle epoche in cui l'ente fu privato per legge della facoltà di erogare i sussidi che costituivano la sua finalità fondante o prima che - a partire dagli anni Novanta del Novecento - si avesse l'epoca dell'ultima gestione amministrativa ordinata e moderna, durata dall'ultimo cambio di finalità dell'ente fino al suo scioglimento.</p>
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        <bibliography encodinganalog="ISAD 5 - 4 publication note">
            <bibref>
                <imprint>
                    <date>1871</date>
                    <geogname>Cremona</geogname>
                    <publisher>Tip. Feraboli</publisher>
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                <persname role="autore">Causa Pia Rapari Pallavicino</persname>
                <title>Statuto organico del precitato pio istituto</title>
            </bibref>
            <bibref>
                <imprint>
                    <date>1889</date>
                    <geogname>Cremona</geogname>
                    <publisher>Cartoleria Gio. Molla</publisher>
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                <persname role="autore">Causa Pia Rapari Pallavicino</persname>
                <title>Statuto organico</title>
            </bibref>
            <bibref>
                <imprint>
                    <date>1980</date>
                    <geogname>Bologna</geogname>
                    <publisher>Istituto per i beni culturali della Regione Emilia-Romagna</publisher>
                </imprint>
                <num>pp. 16-17</num>
                <persname role="curatore">Anna Appari Boiardi</persname>
                <title>Gli statuti delle opere pie dell'Emilia e della Romagna. Profili storici e funzioni attuali</title>
            </bibref>
            <bibref>
                <persname role="autore">Gianluigi Albanesi</persname>Tesi di laurea, Università degli Studi di Pavia, relatrice Prof.ssa Chiara Porqueddu, a. a. 2005-2006
                
                <title>Povertà e assistenzialismo nel Ducato di Parma, Piacenza e Guastalla tra la metà del Settecento e metà dell'Ottocento: l'Opera Pia Dotale Rapari Pallavicino di Castelvetro Piacentino</title>
            </bibref>
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        <corpname>Causa Pia Rapari Pallavicini</corpname>
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