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            <corpname authfilenumber="IT-ER-IBC-SP00001-0002833">Unione fascista famiglie numerose - Nucleo comunale di Maranello</corpname>
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        <unittitle encodinganalog="ISAD 1 - 2 title">Archivio dell'Unione fascista famiglie numerose - Nucleo comunale di Maranello
            <unitdate encodinganalog="ISAD 1 - 3 date(s)" normal="19380101-19441231">1938 - 1944</unitdate>
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        <bioghist encodinganalog="ISAD 2 - 2 administrative - biographical history">
            <p>L'Unione fascista famiglie numerose (UFFN) venne istituita con regio decreto 3 giugno 1937, n. 805, mentre con il successivo decreto del 22 novembre 1937 n. 2032 ne venne approvato e reso esecutivo lo statuto.

In base al dettato statutario, s'intendevano "famiglie numerose quelle con non meno di sette figli viventi, computati tra essi anche i figli caduti in guerra o per la causa nazionale" (art. 1).

Gli scopi dell'ente erano così enucleati:

"1° ricordare solennemente che il problema demografico, problema dei problemi, è imperativo categorico per tutti gli italiani e che solamente la vittoria della battaglia demografica può garantire la vita e quindi la giovinezza, la potenza militare, l'espansione economica e la conseguente gloria dell'Impero fascista; 2° mantenere alto, nella considerazione nazionale, il prestigio delle famiglie numerose benemerite della Patria; 3° svolgere attiva propaganda, con qualunque mezzo e in tutti i settori dell'attività nazionale, per spiegare e diffondere i principi della politica demografica del Regime; 4° assistere le famiglie numerose e agevolarle in tutte le pratiche necessarie per conseguire i benefici previsti in loro favore dalle disposizioni vigenti; 5° vigilare per assicurare l'osservanza delle disposizioni legislative e regolamentari sull'incremento demografico […]".

Erano soci di diritto i genitori esercenti la patria potestà su famiglia numerosa, o in mancanza di entrambi i genitori, il tutore degli orfani minorenni, e il riconoscimento di socio si effettuava mediante la tessera sociale.

L'Unione era strutturata nei seguenti organi: Comitato nazionale, Sezioni provinciali e Nuclei comunali.

L'Unione era tenuta a esprimere la propria opinione su tutte le questioni attinenti al problema demografico sottoposte dal Ministero dell'Interno.

Nell'aprile del 1938 la Sezione provinciale di Modena inviò a tutti i Nuclei comunali del territorio di propria competenza una circolare con la quale invitava le amministrazioni comunali a fornire i locali arredati per gli uffici dei Nuclei, il personale e quant'altro strettamente indispensabile al funzionamento degli uffici stessi. Nel contempo si precisava che i mezzi a disposizione dell'istituzione non consentivano funzioni di assistenza economica diretta, per cui l'assistenza doveva essere di ordine morale e tecnico e doveva svolgersi in tutti i settori (economico, tributario, etc.), "promuovendo da parte dei competenti uffici ed istituzioni, opportuni provvedimenti a favore dei soci" che ne facessero richiesta. Veniva in oltre ribadito come fosse "di particolare importanza, in relazione alle finalità assegnate alla istituzione", il principio inteso ad assicurare "condizioni di priorità nei lavori e negli impieghi ai padri di numerosa prole, poiché sulle famiglie numerose ricadono, in tempi eccezionali per la Patria, i pesi dei sacrifici ed il maggior contributo di uomini": pertanto proprio nel campo del lavoro doveva svolgersi l'attività assistenziale dei Nuclei comunali ("Dovrà essere principale motivo di orgoglio per ogni Nucleo comunale non aver disoccupati fra i propri soci").

Durante il periodo di esistenza della Repubblica sociale italiana il decreto ministeriale 16 aprile 1944, n.136 devolvette alla Direzione generale per la demografia tutte le attribuzioni e i provvedimenti in materia di demografia, comprese le attribuzioni già del Ministero dell'interno previste dalle leggi relative all'istituzione e funzionamento dell'Unione nazionale fra le famiglie numerose e dell'Opera nazionale per la protezione della maternità e infanzia, nonché quelle in materia di cittadinanza e di matrimoni con stranieri.

L'Unione venne soppressa con decreto legge 29 marzo 1945, n. 267 "Soppressione dell'Unione fascista tra le famiglie numerose" e le sue attività furono trasferite all'Opera nazionale maternità e infanzia (ONMI).



Fonti normative

- Regio Decreto 3 giugno 1937, n. 805

- Legge 20 marzo 1940, n. 224

- Decreto Legge 2 agosto 1943, n. 704

- Decreto Ministeriale 16 aprile 1944, n.136

- Decreto Legge 29 marzo 1945, n. 267</p>
        </bioghist>
        <custodhist encodinganalog="ISAD 2 - 3 archival history">
            <p>Il complesso documentario ha verosimilmente seguito le vicende conservative dell'archivio storico del Comune di Maranello, assieme alle cui carte è stato reperito al momento delle operazioni di riodino e inventariazione</p>
        </custodhist>
    </descgrp>
    <descgrp encodinganalog="ISAD 3 content and structure area">
        <arrangement encodinganalog="ISAD 3 - 4 system of arrangement">
            <p>La documentazione è ordinata e conservata all'interno di 1 busta.</p>
        </arrangement>
        <scopecontent encodinganalog="ISAD 3 - 1 scope and content">
            <p>Il fondo è costituito dall'esigua documentazione rimasta relativa all'attività dell'Unione fascista fra le famiglie numerose - Nucleo di Maranello: si tratta di un registro di protocollo e di un registro degli iscritti, inerenti entrambi l'intero periodo di esistenza dell'ente, e di un fascicolo che conserva numerose circolari del Nucleo comunale di Modena e della Sezione provinciale in materia di esenzioni tributarie a favore delle famiglie numerose, disposizioni per il funzionamento dei nuclei, concorsi a premi, etc. accanto alle quali compaiono gli elenchi annuali delle madri meritevoli della medaglia d'onore e delle "famiglie bisognosissime".</p>
        </scopecontent>
    </descgrp>
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