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Carte della Moto Morini Anni '50 - 2000
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fondo
buste 174, cartelle 27, album 2, fascicolo 1, metri lineari 2 ca.

Nel fondo Moto Morini si conserva quasi esclusivamente documentazione prodotta dall'Ufficio tecnico.
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Sono presenti i disegni progettuali di motori, veicoli e telai in grande formato, appesi in cardex o conservati arrotolati in cassettiere, e in formato A4, condizionati all'interno di raccoglitori; i disegni e la corrispondenza intercorsa con i fornitori; le distinte base degli articoli prodotti; le pratiche per l'omologazione dei veicoli per la circolazione su strada; documenti inerenti analisi e referti effettuati su materiali e componentistica; cataloghi ricambi e libretti d'uso e manutenzione.
È inoltre attestata la presenza di bozzetti realizzati per la stilistica dei modelli, di fotografie di particolari di motori e veicoli o di moto utilizzate per studio, ma anche scatti che immortalano vittorie sportive o eventi.

informazioni sul contesto di produzione
Le origini di Moto Morini risalgono al 1937, quando Alfonso Morini - che dal 1925 era entrato in società con Mario Mazzetti nella MM, correndo e vincendo numerose competizioni sportive e conquistando diversi record mondiali - decise di intraprendere in proprio l'attività di costruttore facendosi liquidare dal socio. L'attività della nuova azienda, con sede a Bologna, in via Malvasia 6, partì a gennaio dell'anno seguente e fu inizialmente orientata alla produzione di motori e motocarri 350, 500 e 600 cc., per via dell'accordo assunto da Morini con Mazzetti di non produrre motocicli, ma anche in considerazione della maggiore facilità di commercializzazione dei tre ruote di origine motociclistica e delle agevolazioni fiscali di cui all'epoca questo tipo di produzione godeva. Fin dai primi tempi la giovane casa bolognese, che già si avvaleva della collaborazione tecnica di personaggi quali Dante Lambertini, Gino Marchesini e Dolcino Veronesi, cominciò a mettersi in luce per le buone prestazioni e l'affidabilità dei propri prodotti.
La guerra e i bombardamenti rasero al suolo la fabbrica nel 1943, ma Alfonso Morini non si perse d'animo e nel nuovo stabilimento impiantato in via Ludovico Berti, abbandonati i motocarri e reindirizzato il proprio interesse al campo motociclistico, riprese l'attività il 30 giugno 1945 e avviò nel 1946 la produzione della prima moto, una 125 a 2 tempi, individuata come il mezzo più adatto alle esigenze dell'epoca. La 125 Morini fu la prima motoleggera commercializzata nell'Italia del dopoguerra e, presentata al salone di Milano del 1946, venne definita dalla rivista Motociclismo "il successo dell'annata". A partire dal 1947 alla versione turismo venne affiancata la versione sport, che ne aumentava la potenza e la velocità, e poi la versione gara con cui venne inaugurata la partecipazione alle competizioni sportive.
Il 1949 fu l'anno di un'altra intuizione: compresa la supremazia dei motori a 4 tempi, Alfonso Morini avviò il progetto di una nuova moto da GP, la 125 monoalbero con comando a catena, che vinse diversi titoli nazionali di prima categoria e il Gran Premio di Monza del 1951.
Nel 1953 debuttò un altro modello destinato a diventare il top di gamma dell'azienda bolognese, la 175 Settebello, che raggiunse il massimo sviluppo nel 1962 nella versione "Aste Corte".
I successi commerciali e l'aumento della produzione imposero in quegli anni il trasferimento dell'azienda in nuovo stabilimento, che venne inaugurato tra 1955 e 1956, sempre a Bologna, in via Bergami 7, in un'area di 10.000 mq su due piani. All'epoca le maestranze superavano il centinaio e la capacità produttiva era di 15-20 macchine al giorno, con una produzione complessiva annua di circa 9000 moto.
La partecipazione alle competizioni sportive, che diveniva sempre più importante nell'orientamento di Moto Morini, indusse il fondatore a cimentarsi nel 1957 con Dante Lambertini e Nerio Biavati nello sviluppo del progetto di una 250 cc da GP, moto che avrebbe vinto nel 1959 la coppa Shell a Imola, ma che in seguito non sarebbe più stata in grado di contrastare le concorrenti. Nel contempo, l'abbandono della produzione nel 1954 della 125 a 2 tempi impose di colmare il vuoto di gamma nel settore di mercato più popolare, portando all'elaborazione di un nuovo progetto: nacque così lo Sbarazzino 100, che sarebbe servito da base due anni dopo alla nascita del Corsaro 125, moto che, successivamente sviluppata anche in versione da fuoristrada, avrebbe garantito grandi soddisfazioni nelle competizioni. Dal Corsaro 125 sarebbe infatti derivata la Corsaro Veloce, poi declinata in numerose varianti sportive (Competizione, Sport, Lusso, Super Sport, Country, Regolarità). Il Corsaro venne affiancato anche da un modello di cilindrata inferiore, il Corsarino 48, che prodotto e venduto in diversi modelli (Z, ZZ, ZT, Scrambler e Super Scrambler) ininterrottamente dal 1963 al 1977, diventò uno dei modelli più popolari della casa bolognese.
Mentre continuavano i successi nelle gare - tra cui numerose vittorie nei campionati italiani - Moto Morini nel 1965 inaugurava anche le esportazioni negli USA, per le quali venivano elaborati modelli con specifiche e nomi differenti rispetto a quelli in vendita in Italia (ad esempio il Corsarino diventò Pirate e Twister, il Corsaro venne chiamato Thunder Chief, Jaguar, Hurricane).
Nel 1970 arrivò in Moto Morini da Ferrari Franco Lambertini, progettista rinnovatore considerato vera e propria anima dell'azienda, che ideò un propulsore innovativo, il bicilindrico a "V", con un angolo tra i due cilindri di 72°, presentato con grande successo al salone di Milano nel 1971 e destinato ad equipaggiare una lunga serie di motociclette apprezzate in tutto il mondo nei successivi vent'anni.
Nel 1975 il Corsaro venne sostituito dalla 125 H, la più moderna tra le 4 tempi coeve, che sarebbe uscita di scena nel 1985, sostituita dalla KJ 125 da enduro.
A partire dal 1975 Moto Morini cominciò a lavorare anche alla nuova 500 stradale, che sarebbe stata presentata in veste definitiva al salone di Milano 1977 e di cui l'anno seguente, intervenendo solo sull'estetica, sarebbe nata la versione Sport. Ancora nel 1978 debuttò la 250 bicilindrica che trovò un buon mercato soprattutto all'estero.
Nonostante i successi di quegli anni (ricordiamo i modelli 3 ½, 3 ½ Sport, l'enduro Camel e il custom Excalibur) Moto Morini conobbe tuttavia una progressiva diminuzione dei volumi di vendita sul mercato nazionale, che portarono i vertici dell'azienda ad una epocale decisione. Alla fine del 1986 infatti la Cagiva Motor Italia spa di Varese, dopo aver già acquistato nel 1985 la Ducati, compì un altro passo e comprò per 4,5 miliardi di lire da Gabriella Morini - che aveva preso le redini dell'azienda nel 1969 alla morte del padre Alfonso - il marchio e la fabbrica di via Bergami. Nel 1987 Gianfranco Castiglioni entrò nel Consiglio di amministrazione come legale rappresentante e amministratore delegato. All'epoca Moto Morini aveva 86 dipendenti, un buon fatturato, nessun debito, una buona rete di vendita e un nuovo motore di 720 cc la cui produzione sarebbe costata poco, pronto per essere industrializzato. L'incorporazione della Morini offriva a Cagiva la possibilità di sfruttare una radicata tradizione costruttiva nelle medie cilindrate e di soddisfare le esigenze degli appassionati desiderosi di possedere una motocicletta di buon livello rimanendo in una fascia di prezzo medio.
Nel febbraio dello stesso 1987, tuttavia, la gestione dei fratelli Castiglioni fermò la produzione del nuovo motore. Nel 1989, non essendo la nuova direzione interessata al rilancio dell'azienda, Lambertini lasciò Moto Morini per la Gilera del gruppo Piaggio. L'azienda venne trasformata in engineering, l'assemblaggio spostato alla Ducati fino a quando, nel 1990, lo stabilimento di via Bergami venne chiuso.
Le vicende societarie successive portarono il 20 dicembre 1993, sospesa definitivamente la produzione, alla fusione per incorporazione di Moto Morini insieme alla Cagiva Ricambi spa nella Società Ducati Motorcycles spa fino a quando, nel 1999, la Morini Franco Motori spa con sede a Casalecchio di Reno (Bo) - fondata dal nipote di Alfonso Morini nel 1954 e dove nel frattempoi era approdato anche Franco Lambertini - acquistò dalla Ducati il marchio Moto Morini.
L'attività della fabbrica Moto Morini riprese quindi a Casalecchio con la produzione di nuove moto, passando per la crisi societaria nel 2009, la liquidazione fallimentare nel 2010, l'aggiudicazione all'asta nel 2011 da parte di due imprenditori milanesi e la ripresa dell'attività produttiva nel 2012.


Fonti:
- https://siusa.archivi.beniculturali.it/cgi-bin/siusa/pagina.pl?TipoPag=prodente&Chiave=59776&RicSez=produttori&RicVM=ricercasemplice&RicFrmRicSemplice=Morini
- https://motomorini.eu/azienda/la-storia/
- Acquisizione ed integrazione d'impresa: il caso Castiglioni, tesi di laurea presentata da Alessandro Zanirato (Università degli studi di Bologna, Facoltà di Economia e Commercio, Dipartimento di Discipline economico-aziendali)

storia archivistica
L'archivio societario di Moto Morini ha seguito le vicende dell'azienda, acquisita tra 1986 e 1987 dalla Cagiva di Varese e poi, nel 1993, incorporata nella società Ducati Motorcycles spa, ma non è nota la storia del fondo aziendale precedente l'acquisizione da parte della ditta dei fratelli Castiglioni. Nonostante l'acquisizione da parte di Ducati si collochi cronologicamente agli inizi degli anni '90, la documentazione presente nel fondo Moto Morini risale, in alcuni casi, fino agli anni '50.
Nel 2011 il fondo è rientrato nella dichiarazione di interesse storico particolarmente importante dell'Archivio e Museo Ducati emanata con decreto n. 24 del 16 dicembre 2011 dalla Direzione regionale per i beni culturali e paesaggistici dell'Emilia Romagna 1.
Nel 2012 il fondo è stato oggetto di rilevamento nell'ambito del progetto "Censimento degli archivi di impresa del territorio bolognese" - promosso e finanziato dalla Soprintendenza archivistica per l'Emilia Romagna in collaborazione col Museo del patrimonio industriale del Comune di Bologna. Una seconda attività ricognitiva è poi stata condotta nell'anno 2017, contestualmente a quella messa in atto per l'Archivio della Ducati cui il fondo è aggregato.
L'archivio Moto Morini ad oggi risulta collocato nel locale Archivio Ufficio tecnico di Ducati. Non è stata condotta, in questa fase di lavoro, un'analisi puntuale delle carte che abbia fornito informazioni utili a comprenderne i processi di sedimentazione, ma si può comunque segnalare che - pur lacunoso e completamente manchevole della documentazione amministrativa - il fondo Morini si presenta abbastanza ordinato e in un buono stato di conservazione.

Note
1 http://www.sa-ero.archivi.beniculturali.it/dichiarati/index.php?page=PdfScheda&scheda=313

bibliografia

Moto Morini, in «SIUSA Sistema Informativo Unificato per le Soprintendenze Archivistiche», 2014
https://siusa.archivi.beniculturali.it/cgi-bin/pagina.pl?TipoPag=comparc&Chiave=365740 (consultato il  3/06/2020)


codice interno: 1360 - 001

informazioni redazionali
Descrizioni a cura
Angelica Barberini, Sara Spallanzani (Archimedia), 2020

realizzate per
Istituto per i beni artistici, culturali e naturali della Regione Emilia-Romagna. Intervento diretto nell'ambito del “Protocollo d’intesa tra l’Istituto per i beni artistici, culturali e naturali della Regione Emilia-Romagna e la Fondazione Ducati per lo sviluppo del progetto di valorizzazione dell’archivio storico Ducati” (RPI 2019/76 del 18.07.2019)

intervento redazionale a cura di
Istituto per i beni artistici culturali e naturali della Regione Emilia-Romagna, 2020


modalità di consultazione
L'archivio è consultabile presso la sede di via Antonio Cavalieri Ducati 3, Borgo Panigale – Bologna
previa comunicazione a:
Monica Passerini monica.passerini@ducati.com
Consigliere Delegato di Fondazione Ducati.