Il fondo riunisce gli archivi professionali e personali dei due coniugi architetti Ada Defez (Napoli 22 febbraio 1931 - Modena 7 giugno 2002) e Vittorio Caruso (Napoli 14 dicembre 1926 - Modena 29 settembre 1983). I due architetti giunsero a Modena nel 1962 a seguito dell'assunzione di Vittorio Caruso quale funzionario del comune della città e vi si stabilirono per tutto il resto della loro esistenza. La carriera dei due coniugi fu distinta sin dagli esordi: Ada Defez fu una libera professionista e si occupò principalmente di progettazione per l'edilizia pubblica e privata. Vittorio Caruso ricoprì il ruolo di funzionario pubblico lavorando dapprima per il Comune di Modena e in seguito presso la Regione Emilia-Romagna (in cui prese servizio tramite un comando a partire dal 1973) e si occupò in prevalenza di urbanistica e viabilità, coltivando in parallelo una passione per il design d'interni. I due professionisti collaborarono sporadicamente nel periodo giovanile (tra il 1958 e il 1962) e firmarono insieme alcuni progetti.
espandichiudi
Si è scelto di creare un unico fondo suddiviso in due subfondi relativi all'attività professionale e alla sfera personale di Defez e Caruso poiché tracce di una storia conservativa comune sono state individuate nella grafia, riconducibile ad Ada Defez, presente sui contenitori originari in cui era riposta la documentazione. L'architetto Defez sopravvisse di molti anni al marito, per questa ragione sono presenti in maggior misura nel fondo documenti riconducibili alla sua attività professionale e sfera personale. Ciascun subfondo è stato suddiviso in serie che riflettono la natura della documentazione presente all'interno dello stesso. Alcune delle serie (Progetti, Carriera, Carte Personali, Convegni ed Elenchi descrittivi dell'archivio) ricorrono in entrambi i subfondi. Nel subfondo di Caruso è presente una serie che riunisce saggi e articoli scritti da lui per differenti pubblicazioni di settore (Pubblicazioni).
criteri di ordinamento La prima fase di lavoro è consistita in una ricognizione di tutto il materiale documentario che costituisce l'archivio, attraverso la redazione di elenchi dello stesso. Si è potuto, così, constatare che la documentazione si trovava suddivisa in due grandi tipologie documentarie: una parte conservata in busta (afferente alla documentazione di tipo progettuale, amministrativo e personale) posta all'interno di contenitori sui cui dorsi erano apposte indicazioni manoscritte riconducibili alla grafia di Ada Defez (di cui si è tenuto traccia attraverso la trascrizione della segnatura originaria); una seconda parte conservata in rotoli (afferente agli elaborati grafici dei progetti), che presentava in misura minore indicazioni manoscritte sui contenitori originari. Un'altra suddivisione individuata sin dalle origini (nella sola documentazione conservata in busta) è quella tra la documentazione relativa all'attività di Ada Defez e quella afferente a Vittorio Caruso: distinta da quella della moglie dalla sigla "VICA" apposta sui contenitori originari (di cui si è tenuto traccia tramite la trascrizione della segnatura originaria). Gli elaborati grafici sono attribuibili per la maggior parte ad Ada Defez, i pochi progetti riconducibili a Vittorio Caruso erano conservati insieme a quelli della moglie, senza particolare distinzione. Si è anche appurato che: la sola documentazione in busta avesse un parziale ordinamento di tipo cronologico, basato su una suddivisione riportata dallo stesso soggetto produttore sui dorsi dei contenitori, nonché all'interno di elenchi descrittivi dell'archivio (che si sono rivelati parziali) giunti insieme al fondo, redatti dagli stessi Defez e Caruso. Pertanto, si è stabilito di effettuare un riordino e ricondizionamento delle unità archivistiche (che erano poste all'interno di contenitori non idonei alla conservazione permanente), riunificando ove necessario i documenti formanti ciascun progetto o pratica originariamente collocati separatamente, riunendo la documentazione in ordine cronologico, seguendo il precipitato delle carte secondo il metodo storico. Si è, inoltre, stabilito di effettuare il ricondizionamento del materiale fotografico (positivi e negativi) presente all'interno di contenitori appositi, poi ricollocati nel fascicolo di appartenenza, ma non di effettuarne la cartulazione sul retro, dopo aver verificato sia il contenuto di documentazione e studio degli esemplari (spesso si tratta di riproduzioni su carta fotografica di progetti), che l'impossibilità di apporre segni sul retro in alcuni casi. Per quanto riguarda la serie "Progetti" questa è stata suddivisa per unità progettuali, a loro volta poste in ordine cronologico (per data di inizio del progetto). Le altre serie sono stati suddivise per fascicoli, posti, anch'essi, in ordine cronologico. Nelle schede di unità è stata, inoltre, indicata una segnatura corrente formata da sigle corrispondenti alla posizione fisica dei documenti utili al reperimento degli stessi (per esempio busta 1, fascicolo 1 o tubo 2, rotolo 4), insieme alla segnatura originaria (ove presente).
storia archivistica Il fondo fu donato dagli eredi al Comune di Modena nel 2007 (vedi DG n. 247 del 08.05.2007), insieme a un piccolo fondo librario costituto da monografie e fascicoli di periodici. Nel febbraio 2025 è stata è effettuata dagli eredi un'integrazione alla donazione costituita da alcuni fascicoli e tavole di progetto. Tra il 2009 e il 2010 una prima ricognizione, effettuata da personale interno alla Biblioteca Poletti, portò alla redazione di un elenco di consistenza della sola documentazione in busta. Nel 2013 il fondo è stato oggetto di rilevamento nell'ambito del progetto Censimento degli archivi femminili della provincia di Modena, con relativa scheda SIUSA redatta da Sara Verrini (2014). Nel maggio 2022 Open Group fu incaricata di completare la ricognizione della documentazione conservata in tubo (di cui è stato redatto un elenco di consistenza) e in seguito, nell'autunno 2022, di procedere al riordino del fondo e alla redazione dell'inventario.