L'archivio del Monte di pietà di Saluzzo conserva, con sostanziale continuità, la documentazione che testimonia l'attività dell'ente dal momento della sua fondazione, avvenuta il 2 aprile 1776, alla sua cessazione a seguito di incorporazione nella Cassa di risparmio di Saluzzo nel 1941. Sono presenti numerosi documenti più antichi, a partire dal XVI secolo, provenienti dagli archivi privati delle famiglie dei donatori e sostenitori del Monte di pietà.
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criteri di ordinamento I criteri archivistici adottati nel trattamento della documentazione dell'archivio del Monte di pietà di Saluzzo sono stati di completo rispetto dell'ordinamento presentato dalle carte. Ordinamento applicato negli anni Quaranta del Novecento, nel momento dell'accorpamento del Monte di pietà alla Cassa di risparmio di Saluzzo, che ha assegnato alle carte un'organizzazione fisica stringente, sia di successione numerica dei fascicoli (non sempre presente), sia di condizionamento all'interno di originari contenitori. Si precisa a questo proposito che le buste originarie - che si presentavano, fra l'altro, in buono stato di conservazione - sono state tutte conservate e utilizzate. Si è scelto quindi di non intervenire in alcun modo per non inficiare eventuali vincoli presentati dalle carte, rimandando a un momento successivo un eventuale riordino documentario, se lo si riterrà necessario, a fronte delle numerose incongruenze presentate dall'ordinamento attuale. Il rispetto dell'ordinamento rinvenuto ha riguardato anche eventuali sforamenti cronologici: è, infatti, attestata la presenza di documentazione prodotta anche posteriormente all'incorporazione del Monte nella Cassa di risparmio di Saluzzo avvenuta il 25 aprile 1941, che si è deciso di non spostare anche perchè inserita senza soluzione di continuità nella numerazione dei fascicoli assegnata alle carte nel precedente ordinamento. Si è tuttavia proposta una struttura generale del fondo per evidenziare le diverse funzioni espletate dal Monte e all'interno di queste macroaree si sono inserite le unità archivistiche o di conservazione, mantenendo l'ordinamento originario da queste presentato. La descrizione dei pezzi, a seconda dei casi, prende in analisi le unità di conservazione (buste), le unità archivistiche (fascicoli, registri, ecc.) e le unità documentarie (singolo documento) - queste ultime solo nei casi in cui siano collegate a un'immagine digitale su Digital Library Lodovico - per un totale complessivo di 258 unità di descrizione. Nel fondo sono quindi presenti: - nella prima serie: 26 buste così trattate: 24 buste originarie (delle quali sono descritte le unità archivistiche contenute), 1 busta "Miscellanea" di nuovo condizionamento descritta a livello di unità archivistica e 1 busta di nuovo condizionamento ("Vendite dei pegni all'incanto") descritta come unità di conservazione; - nella seconda serie: 23 buste originare descritte come unità di conservazione; - 61 registri e 9 volumi descritti come unità archivistiche. La numerazione originaria dei fascicoli e delle buste, così come le denominazioni originarie dei contenitori, sono state riportate sistematicamente in inventario a livello di serie (o in alcuni casi di di u.a.), nell'"Area delle informazioni sul contesto di provenienza", nel campo della "Storia archivistica". Le denominazioni delle unità descritte sono quelle originali, presenti sui documenti, sui fascicoli e sulle buste. Le unità di condizionamento sono state etichettate con numerazione di catena da 1 a 106. L'informazione relativa alla numerazione di catena è stata inserita nell'"Area Identificazione", campo "Collocazione - valore". Gli atti fondativi, i testamenti, gli statuti, i regolamenti e le delibere degli organi di governo del Monte di pietà di Saluzzo sono stati digitalizzati per essere resi consultabili sulla Digital Library Lodovico (http://lodovico.medialibrary) sviluppata dal Centro interdipartimentale di ricerca sulle digital humanities dellUniversità degli studi di Modena e Reggio Emilia. Grazie alla collaborazione tra UNIMoRe e il Settore patrimonio culturale - Area Biblioteche e Archivi della Regione Emilia-Romagna, si è attivato un collegamento tra le due piattaforme Lodovico e Archivi ER al fine di renderle pienamente interoperabili.
storia archivistica Il fondo del Monte di pietà di Saluzzo è stato rinvenuto nel 2022 presso il deposito denominato "Soleil" di proprietà di BPER Banca, a Saluzzo, dove era conservata anche una corposa serie di libri contabili afferenti solo in parte al Monte di pietà e in gran parte alla Cassa di risparmio di Saluzzo. A causa della prevista dismissione del deposito da parte dell'istituto bancario, tutta la documentazione lì conservata è stata prelevata, previa autorizzazione della Soprintendenza archivistica e bibliografica del Piemonte e Valle d'Aosta, e portata presso il laboratorio della ditta Frati e Livi di Castelmaggiore (BO) per essere spolverata e sanificata. Successivamente, nel 2023, sempre previa autorizzazione della citata Soprintendenza, di concerto con la Soprintendenza archivistica e bibliografica dell'Emilia Romagna, la documentazione, costituita da 13 bancali - di cui 12 contenenti registri e uno contenente l'archivio del Monte di pietà - è stata portata provvisoriamente nel Centro logistico di BPER Banca a Modena, via Danimarca 6, per essere sottoposta ad attività di riordino, inventariazione e digitalizzazione. Una volta concluse tali operazioni l'obiettivo è quello di riportare gli archivi nel loro territorio di provenienza e, a questo scopo, sono in corso trattative con la Fondazione Saluzzo che si è candidata per la conservazione e la valorizzazione di questo patrimonio. Al momento del ritrovamento l'archivio del Monte di pietà di Saluzzo si presentava costituito da 47 buste originarie, un numero di registri non precisato, fascicoli e carte sciolte, per una consistenza complessiva di circa ml. 7. La documentazione, conservata in buste originarie del XX secolo, si presentava organizzata in due serie numerate. La prima delle due serie, in successione da 1 a 30 (con lacune relative ai numeri: 5, 10, 17, 20, 23, 28), era contenuta in 24 buste con intitolazione originale riferita sostanzialmente alle tipologie dei documenti contenuti (statuti, regolamenti, deliberazioni originali, eredità, acquisti, vendite, censi, ecc.) e conservava documentazione dal XVII secolo al 1949. La seconda serie, sempre in successione da 1 a 30 (con lacune relative ai numeri 6, 23-24, 26 e numeri 11-12, 28-30 in busta unica), era costituita da 23 buste tutte denominate "Carteggio antico" e conservava documentazione dal XVI al XVIII secolo. Il lavoro di ricognizione e schedatura ha permesso di attribuire l'ordinamento esistente a un intervento di selezione e riordino delle carte effettuato su incarico della Cassa di risparmio di Saluzzo dall'archivista saluzzese Faustino Piotti tra il 1940 e il 1941, al momento dellaccorpamento del Monte, allora Monte di credito su pegno, alla locale Cassa di risparmio. Nella relazione del 26 giugno 1941 inviata al presidente della Cassa alla conclusione dei lavori di riordino dell'archivio (ASCRSaluzzo, Amministrazione pegni ex Monte di credito su pegno, Carteggio, b. 1, fasc. 1, s.fasc. 2) il Piotti dice di aver trovato la documentazione del Monte di pietà in grave stato di disordine e a rischio di "saccheggi vandalici". Segnala, infatti, la mancanza di numerosi atti d'acquisto e vendita di stabili, di tutti i conti e bilanci ante 1890 (vedi dopo), di quasi tutti i mandati di pagamento e delle testimonianze di diversi legati. Continua poi dicendo di aver accuratamente selezionato il carteggio, di averlo classificato "con criterio amministrativo ed in perfetto ordine di data e catalogato, così da riuscire facile e spedito il rintraccio di un qualsiasi documento nell'archivio esistente". Avverte anche della presenza di una trentina di cartelle da lui designate col nominativo di "Carte antiche", contenenti atti e scritture "di nessun interesse diretto a quest'opera, essendo carteggio quasi esclusivamente appartenente alle case dei benefattori del Monte". Il Piotti intende dire che quelle carte, non avendo più valore di tipo giuridico amministrativo, non rivestono alcun interesse per la Cassa di risparmio, ma aggiunge che "trattandosi di materiale che data dal sec. XVI con atti di feudi, fortificazioni, vertenze di signori del luogo, così sarà bene siano conservati, esistendovi un inventario a parte; inventario che, ho potuto controllare, elenca molte carte, tra cui una pergamena che non si è più trovata" (N.d.R. l'inventario citato non è stato rinvenuto). Con questo resoconto il Piotti ci offre una testimonianza degli interventi subiti dalle carte del Monte e ci dà conferma del fatto che l'ordinamento riscontrato al momento del rinvenimento dell'archivio nel 2022 era il frutto del rimaneggiamento da lui apportato all'epoca del passaggio del Monte alla Cassa di risparmio di Saluzzo. Pertanto, sia le 23 buste originarie denominate "Carteggio antico", oggi inventariate con questa stessa denominazione, sia le 24 buste con intitolazioni riferentisi alla tipologia e all'oggetto dei documenti contenuti, sono quanto rimane delle due serie di cartelle numerate dal Piotti da 1 a 30. Tali buste, che riportano sui dorsi anche la dicitura "Ordinamento eseguito Anno XIX Epoca Fascista", si presentano ancora oggi in buono stato di conservazione. La serie denominata "Carteggio antico" riunisce effettivamente, come descritto dal Piotti, documentazione risalente al XVI secolo che non ha rapporto diretto con il Monte, ma è appartenente alle famiglie che, per causa di donazioni, lasciti ed eredità, si sono legate nel tempo al Monte stesso. Si tratta quindi di documentazione "aggregata", costituita in prevalenza da atti legali e scritture private, conservata come un'unica consistente "miscellanea antica" in cui le unità archivistiche - registri, volumi, fascicoli e singoli documenti - recano traccia di un precedente ordinamento, risalente al XVIII secolo, che distingueva i documenti in base a "Libri" numerati e numerazione interna ai "Libri". Per le altre 24 buste, sempre numerate da 1 a 30, il Piotti adottò un criterio di aggregazione documentaria per tipologia o per materia (inventari, polizze, censi, acquisti, vendite, ecc.) Per quanto riguarda il "depauperamento" subito dal fondo nel corso del tempo, cui lo stesso Piotti aveva accennato nella relazione presentata al presidente della Cassa, disponiamo di alcune testimonianze ricavabili dalle carte arrivate fino a noi. In particolare, è attestata un'alieniazione e conseguente macero di documentazione prodotta dal 1780 al 1900 effettuata a seguito di delibera del Consiglio di amministrazione del Monte di pietà di Saluzzo del 24 ottobre 1922 (Acquisti, vendite, b. 1, fasc. 9) per ricavarne liquidità per l'istituto. Questo scarto, tuttavia, non fu la prima operazione che portò alla perdita di documenti e, di conseguenza, delle attestazioni più antiche dellattività pignoratizia del Monte (per il secolo XVIII si conserva un unico registro di vendite di pegni allincanto del 1784). Già molto tempo prima dell'intervento di Piotti, infatti, la lacunosità dell'archivio del Monte era stata rilevata da chi si era fatto carico di descriverlo, elencandone le principali partizioni. Il riferimento è a un "Inventario di tutti gli atti, documenti, registri ed altre carte che costituiscono l'archivio" del Monte di pietà, redatto il 23 dicembre 1837 dall'allora segretario G. B. Buttini (ASMPSaluzzo, Patrimonio, b. 1, fasc. 2: "Inventario dell'archivio") e diviso in due parti: la prima parte riservata alle proprietà di cui l'ente era allora in possesso, la seconda parte alle "antiche possessioni" alienate o perdute. Nelle osservazioni apposte in calce agli ultimi pezzi elencati nella seconda parte dell'inventario, Buttini segnalava: "quest'Opera lamenta la perdita di moltissime carte senza saperne precisamente la cagione indicare", così come - registrando tra le "carte relative alla contabilità" la presenza di 22 registri dei prestiti dal 1820 in avanti - annotava: "quelli delli anni antecedenti vennero molto tempo fa venduti". L'inventario del Buttini, proprio per la finalità che il segretario si propose all'atto di redigerlo, si presenta come un elenco utile per attestare la consistenza patrimoniale ed economica dell'ente, più che quella documentaria nella sua completezza e struttura: se la prima parte dell'inventario è tutta dedicata agli atti di fondazione, incremento, proprietà e acquisto, censi, capitali impiegati, cautele del Monte verso i propri ufficiali contabili, iscrizioni ipotecarie e acquisti di cedole, la seconda parte prende in considerazione i lasciti, le liti terminate, i registri delle deliberazioni dall'epoca di fondazione del Monte e le carte relative alla contabilità. Una fotografia ancora più precisa dell'ordinamento del fondo antecedente all'intervento di Piotti ci viene restituita dall'"Inventario generale delle carte esistenti nell'archivio" (ASMPSaluzzo, Patrimonio, b. 1, fasc. 2: "Inventario dell'archivio"), redatto il 31 maggio 1882 e aggiornato per pochi anni a seguire. A quella data l'archivio risultava costituito da 26 "scatole" così denominate: - scatola n.1: "Testamenti" - scatola n.2: "Regolamenti" - scatola n.3: "Censi" - scatola n.4: "Atti d'acquisto" - scatola n.5: "Iscrizioni [ipotecarie]" - scatola n.6: "Inventari" (si segnala che sotto questa voce, oltre all'inventario del Buttini sopra ricordato, è citato anche un "Inventario delle scritture del Monte di pietà" del 1801, non individuato nel presente intervento) - scatola n.7: "Imposte" - scatola n.8: "Ordinati approvati" - scatola n.9: "Lettere diverse della Sottoprefettura" - scatola n.10: "Cauzioni" - scatola n.11: "Circolari" - scatola n.12: "Capitolazioni" - scatola n.13: "Manifesti" - scatola n.14: "Bilanci" - scatola n.15: "Conti" - scatola n.16: "Lettere e suppliche" - scatola n.17: "Statistiche" - scatola n.18: "Pratiche diverse" - scatola n.19: "Impiego di capitali" - scatola n.20: "Atti sommari" - scatola n.21: "Riparazioni a costruzioni" - scatola n.22: "Verificazioni di cassa e dei magazzini" - scatola n.23: "Quitanze" - scatola n.24: "Cassa di risparmio" - scatola n.25: "Registri dei mandati" - scatola n.26: "Registri della Cassa di deposito" Oltre alle scatole, di cui viene elencato il contenuto con indicazione delle date delle carte, l'inventario riporta la presenza di 11 registri di deliberazioni (dal 1776) e di altri documenti collocati in locali diversi, evidentemente fuori da un locale principale adibito ad archivio: - nella "guardaroba superiore": "eredità, ecc. lasciate all'Ospedale orfane, Monte di pietà ed Opera della neve", 28 fascicoli contenenti copie dei conti dal 1853 al 1880, con documenti allegati, tre registri contenenti "conti antichi"; - "nella guardaroba esistente nella camera d'entrata: diversi fascicoli di atti di lite sostenuti da estranei al Monte, diversi fascicoli contenenti carte appartenenti alle famiglie dei benefattori dell'Opera, diverse carte credute inutili e di nessuna importanza, [una] busta contenente diversi atti di liti sostenute dal Monte e diverse altre carte di poca importanza"; - "nella guardaroba inferiore", modulistica, regolamenti a stampa e "registri dell'impegnamento degli ultimi trascorsi esercizi"; - "nelle guardarobe interne: grande quantità di registri d'impegnamento e di riscatto degli anni addietro"; - "Archivio corrente nel gabinetto del segretario": sei scatole denominate con lettere, da A a F, contenenti "conto e bilancio dell'anno in corso", "registri delle deliberazioni [...]", "verificazioni di cassa", "copie lettere e carte da sottoporsi all'amministrazione", oltre a modulistica e stampati. All'epoca in cui il Piotti intervenne sull'archivio conferendogli la fisionomia che ancora oggi è riscontrabile, l'ordinamento del fondo testimoniato dall'inventario generale del 1882 doveva essere stato in gran parte alterato, con dispersione di una quantità non irrisoria di documentazione. A seguito della ricognizione dei registri trasportati a Modena su 12 bancali, si è potuta verificare leffettiva attuale consistenza dei pezzi appartenenti al Monte di pietà. Sono risultati essere presenti nell'archivio, oltre ai registri dei verbali delle delibere condizionati nelle buste originarie, 56 registri prevalentemente legati allattività pignoratizia: registri degli impegnamenti, dei riscatti e degli incanti, pochi registri contabili e un registro di protocollo.
modalità di acquisizione A seguito di fusione per incorporazione da parte di BPER Banca della Cassa di risparmio di Saluzzo in data 24 giugno 2020.
strumenti di ricerca Sono presenti nell'archivio 3 antichi strumenti di corredo: - "Repertorio atti registrati", 1862 1866 - "Inventario dell'archivio", 1837 - "Inventario generale", 1882 I suddetti repertori e inventari si sono rivelati utili per lidentificazione e descrizione delle singole unità, ma, riferendosi a organizzazioni superate dellarchivio, non riscontrabili sui documenti, non possono servire per lindividuazione di una originaria struttura del fondo.
bibliografia - Istituto Luigi Einaudi, Repertorio delle banche italiane dal 1861 ad oggi, Monte di pietà di Saluzzo, https://www.bancheitaliane.org/schede/7495 - Aldo Alessandro Mola, Saluzzo - un'antica capitale, Roma 2001; - Delfino Muletti, Storia di Saluzzo e de' suoi marchesi, Gribaudo editore 1989; - Pasquale Natale, Contro l'usura. I Monti di pietà e le prime casse di Risparmio in provincia di Cuneo, Cuneo 2017; - Nicola Vassallo, Gli archivi storici delle aziende di credito in Piemonte, in Gli archivi degli istituti e delle aziende di credito e le fonti d'archivio per la storia delle banche. Tutela, gestione, valorizzazione, Atti del convegno Roma, 14-17 novembre 1989, Roma 1995; - Nicola Vassallo, Dai monti di pietà alla nascita delle casse di risparmio, in Le carte preziose. Gli archivi delle banche nella realtà nazionale e locale: le fonti, la ricerca, la gestione e le nuove tecnologie, Atti del convegno Trieste 16-17 aprile 1997, Trieste 1999.
codice interno: 1680 - 001
informazioni redazionali
Inventario a cura di Chiara Pulini (curatrice dell'Archivio Storico BPER); Angelica Barberini, Margherita Beggi, Valentino Leone (Archimedia srl), 2026
realizzato per BPER Banca
intervento redazionale a cura Regione Emilia-Romagna. Settore Patrimonio culturale. Area biblioteche e archivi, 2026