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Conservatore

Confraternita di San Pietro martire di Formigine
Via San Pietro 1

41043 Formigine (MODENA)

tel: 059558245
(Parrocchia di San Bartolomeo)

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responsabile: Bruno Grano scrivi


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Confraternita di San Pietro martire di Formigine

descrizione

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nota storica
  • L'ente è censito in qualità di conservatore nell'ambito del progetto ArchiviaMo, che ha promosso il riordino e inventariazione dell'Archivio della Confraternita di San Pietro Martire conservato presso la Chiesa della Madonna del Ponte di Formigine.
    Non abbiamo notizie certe sulla data di fondazione della Confraternita di San Pietro Martire, che le prime testimonianze fanno risalire al 1565 o, più probabilmente, al 1571. I documenti stessi dell'archivio della Confraternita non fanno luce sugli inizi, in quanto già alla fine del Settecento si rilevava la mancanza dello statuto e del libro dei partiti. Dalle antiche cronografie viene documentato che nel 1578 la Confraternita era già esistente e si era attivata per poter avere un luogo dove officiare le proprie funzioni, arrivando nel corso del secolo successivo, tramite numerose offerte e cospicui lasciti testamentari, a costruire una chiesa, oggi intitolata alla Madonna del Ponte, ricca di altari policromi e di un prestigioso organo di Traeri. Poté inoltre esercitare le sue funzioni di consorzio con finalità non solo religiose, ma anche educative: la Confraternita infatti era tenuta, secondo le ultime volontà del priore Gianantonio Piacentini, a provvedere ad insegnamenti per i figli dei confratelli e in seguito anche per tutti i formiginesi. Il giorno 9 ottobre 1678 infatti Gianantonio Piacentini testò in favore della Confraternita di S. Pietro martire con legati per le scuole, per erigere un altare e per doti a zitelle, consuetudine quest’ultima protrattasi nel Settecento. Era tenuta inoltre a stipendiare un maestro di scuola per i figli dei confratelli e per i figli dei parrocchiani.
    Il 13 luglio 1798 vennero soppresse tutte le confraternite e i loro beni, compresi gli archivi, furono avocati alla "Nazione" e amministrati dalla Municipalità. Soltanto due anni dopo, il 20 febbraio 1800, i confratelli supplicarono il Consiglio amministrativo di Economia perché fosse ripristinata la Confraternita; il Consiglio, dando esecuzione alla Regia Imperiale Reggenza, stabilì che fosse riaperta la Chiesa, restituiti gli arredi sacri e ci fosse "l'esatta consegna di tutte le carte, libri ed altro di pertinenza della suddetta Confraternita presso di lui esistenti premessane l'opportuna descrizione ed inventario e la corrispondente ricevuta". La Confraternita riprese quindi le sue funzioni, ma il cospicuo patrimonio mobiliare e immobiliare non poté essere recuperato.
    Oggi la Confraternita è un ente ecclesiastico giuridicamente riconosciuto che ha tra i suoi principali scopi:
    a) promuovere, in conformità alla Parola di Dio e al Magistero della Chiesa, l’annuncio del messaggio evangelico;
    b) la crescita nella fede dei suoi aderenti e di tutta la Comunità cristiana nel cui ambito si trova ad operare.
    Tutto ciò non solo attraverso la partecipazione attiva alla vita della Comunità parrocchiale, ma anche attraverso l’organizzazione di conferenze, concerti, corsi di studio, letture o altro che possa contribuire a formare i presupposti culturali e teologici per l’evangelizzazione.
    La Confraternita dovrà inoltre curare la conservazione dei luoghi di culto, dei beni mobili ed immobili di sua proprietà concentrati nella Chiesa della Madonna del Ponte, sede della Confraternita stessa, e del suo archivio sia storico che relativo agli anni più recenti.
    Per quanto riguarda l’archivio storico, fatto salvo il periodo della soppressione napoleonica, esso è sempre stato conservato dai priori e vicepriori della Confraternita e fu oggetto di vari riordini nel corso del tempo.
    La maggior parte delle filze risale alla fine del Settecento, quando un anonimo archivista effettuò un ordinamento delle carte e dotò l'archivio di un repertorio, datato 1797 e implementato fino al 1932 da altri anonimi riordinatori. Dalle segnature sulle carte, inoltre, si evince che con ogni probabilità nel corso dell’Ottocento fu effettuata una nuova inventariazione con diversi criteri ma non è stato reperito il relativo repertorio.
    Durante la Seconda Guerra mondiale, alla fine del 1943, la chiesa fu requisita dall'autorità militare che la adibì a magazzino; la riapertura al culto, tranne che per un brevissimo periodo nell’immediato dopoguerra stante l’inagibilità della chiesa principale di Formigine, avvenne nel 1983. E' ragionevole pensare che anche l'archivio abbia risentito dello stato di abbandono e incuria in cui versava tutto l'edificio. Sul finire degli anni Settanta del Novecento l'archivista dell'Archivio di Stato di Modena, Antonio Lodi, effettuò un riordino, senza però dotare l'archivio di un inventario o di una guida. In tempi più recenti, con un intervento interno, si è proceduto per la parte più antica ad elencare in maniera analitica il contenuto di ogni filza. Nel 2013 è stato quindi portato a termine un intervento di riordino e inventariazione promosso dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Modena nell’ambito del progetto ArchiviaMo, con cui si è tentato di ripristinare laddove possibile l’ordinamento originario delle carte prodotte dalla Confraternita di San Pietro martire antecedenti la fine del Settecento.
    L’archivio è consultabile da parte del pubblico previa richiesta e appuntamento, rivolgendosi telefonicamente o via mail alla Confraternita.

condizioni di accesso

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Le informazioni sono in corso di aggiornamento. Si invitano gli utenti a rivolgersi ai recapiti del Conservatore (indicati nella colonna di sinistra) per verificare puntualmente le condizioni di accesso, le modalità di consultazione e i servizi erogati.

dati aggiornati al 12/12/2025